• Italiano
  • English

Accesso neutrale ai servizi TV in streaming

di Franco Marra

La strada dell’inferno è larga e in discesa (prov.)

Premessa e scopo del documento

La “neutralità della rete” è il principio giuridico secondo il quale nessuno può essere discriminato nell’uso di Internet. Ma si può parlare di neutralità nell’accesso quando il numero e il tipo di servizi fruibili nel web è artificialmente stabilito da chi li fornisce? Quando esistono limitazioni al di là di quanto dettato dal potenziale della tecnologia? O quando l’utente, per incompetenza, abitudine o pigrizia, rinuncia all’uso dei motori di ricerca e si affida solo a servizi già impacchettati commercialmente?

I motori di ricerca indicizzano in pratica tutte le informazioni legittimamente esposte su Internet, ma trovare ciò che si desidera richiede competenza e pazienza nella formulazione delle query. Molto più facile attivare una app da un bouquet già presente sullo schermo. La strada dell’inferno è larga e in discesa.

Questa forma sottile di digital divide colpisce soprattutto chi accede all’informazione e all’intrattenimento attraverso i servizi TV dopo la migrazione dal broadcast radio allo streaming Internet. In primis si troverà ad affrontare difficoltà cognitive legate al cambio del paradigma di interfaccia, dalla selezione di un programma mediante telecomando, alla selezione di una app e successiva navigazione ipertestuale tra immagini e menu. Successivamente, invece di scegliere tra la globalità dei servizi consentiti dal sintonizzatore della sua TV, potrà solo aprire una app tra quelle configurate dal produttore del suo apparato, e per ogni operatore a navigare solo tra i contenuti da lui pubblicati. Altre app sono scaricabili dagli store, ma gli stessi store non sono neutrali, dato che “vendono” solo i contenuti che favoriscono il modello di business degli operatori loro proprietari; e allo stesso modo, sul suo apparato TV, l’utente troverà solo le app che favoriscono il modello di business del produttore.

La mancanza di neutralità all’accesso assomiglia alla mancanza di biodiversità, e porta, in modo simile a come la poca differenziazione in natura conduce alla fragilità delle specie, al depauperamento della creatività e dell’innovazione, a una deprimente uniformità nei contenuti, ad un abbassamento della qualità di quanto trasmesso, all’aggregazione dei servizi nella mani di pochi dominanti (a dispetto della neutralità della rete) e alla propagazione di pregiudizi culturali. In sintesi, al rutilante e superficiale “pensiero unico” del capitalismo della Società dell’Informazione.

In questo articolo si cerca una soluzione a questo problema proponendo un insieme di nuove interfacce che salvaguardino la neutralità all’accesso ai servizi, garantendo che la loro scelta sia, per quanto possibile, limitata solo dalla tecnologia di Internet e del web, e che riproducano al meglio l’esperienza d’uso dei mezzi più tradizionali, in modo da rendere più indolore possibile la migrazione degli utenti verso Internet.

Si inizia discutendo brevemente del perché l’accesso alle tradizionali trasmissioni in broadcast radio fosse implicitamente neutrale, per passare poi ad una breve disamina della tecnologia che permette lo streaming video sulla TV, evidenziando come le interfacce d’uso molto abbiano perso in neutralità rispetto al passato.

Dopo una rivisitazione del concetto di neutralità di accesso, si indica come il recupero di quote significative di questa possa passare attraverso nuove interfacce in grado di accedere a tutte le fonti disponibili, onorare per quanto possibile la legacy rappresentata da quelle tradizionali, e contemporaneamente di consentire la fruizione di quel valore aggiunto (informazioni di contesto, presentazione dei contenuti più graditi etc.) che la tecnologia del web consente.

Si sottolinea come l’uso dei particolari dispositivi (dongle) permetta già l’adattamento dei tradizionali apparati TV allo streaming. Adottandoli in massa, si può consentire al pubblico il recupero di buona parte del parco installato costituito dai “vecchi” televisori, rendendolo più robusto rispetto a cambiamenti tecnologici e trasmissivi. Questo aspetto e il suo basso costo fa del dongle il dispositivo ideale per il dispiegamento delle interfacce proposte nel seguito.

Tutto ciò, neutralità, qualità dei programmi, consentire la parola a tutti, rispetto delle abitudini d’uso degli utenti, abbattimento delle barriere di accesso e salvaguardia degli investimenti, costi di migrazione limitati possono essere considerati componenti non trascurabili della missione di un Servizio Pubblico, in grado di favorire anziani, persone a basso reddito e la inclusione degli immigrati, e di garantire creatività e diversità nella produzione di contenuti. Senza contare il vantaggio estetico per le nostre città dovuto alla diminuzione del numero di  parabole satellitari installate sui balconi e sui tetti degli edifici..

Alla luce di tutto ciò, si propone che la RAI Radiotelevisione Italiana si assuma la responsabilità della messa in opera e della gestione di servizi simili a quello tratteggiato in queste pagine.

Broadcast e streaming: storia, servizi e dispositivi

Il broadcast radio

La radio e la TV “tradizionale” si appoggiano su servizi radio in broadcast. Nel caso della radio, questo comporta una implicita neutralità del servizio. Se uno ha un apparecchio radio sufficiente “potente” è in grado di sentire le emittenti di tutto il mondo (Figura 1). Storicamente famosi furono in questo senso i servizi della BBC World Service o di Radio Europa Libera (e altri) che consentirono, grazie alla neutralità del medium, la conservazione dell’identità (britannica) e la propagazione dei valori occidentali nel mondo, malgrado l’esistenza di monopoli nazionali costituiti su base normativa e talvolta a forte caratterizzazione politica.

Questa capacità di accesso “neutrale” è anche nella natura di Internet e del web, prova ne sia il fatto che la rete è stata e viene utilizzata con alterne fortune e tra molte ingenuità dagli oppositori politici dei regimi dittatoriali e, in modo molto più robusto, dagli stessi governi per le loro azioni di propaganda politica1.

Nel caso della TV tradizionale e della radio a modulazione di frequenza, la banda relativamente larga necessaria alla trasmissione di fatto limita il raggio geografico di accesso ai servizi, data l’impossibilità di sintonizzarsi con emittenti non prossime. Questo limite tecnologico ha per molto tempo rinforzato il monopolio che molti governi avevano instaurato, sotto l’etichetta di “servizio pubblico” nel campo delle trasmissioni radio, data la necessità di reti nazionali di ripetitori per assicurare la contemporanea nelle trasmissioni. Sono così nate forme di monopolio pubblico in campo radiotelevisivo, dichiaratamente a scopo pedagogico ed educativo, ma anche al servizio della diffusione di modelli di pensiero unico. In Italia, il passaggio dal controllo governativo a quello parlamentare provocò una parcellizzazione al servizio delle forze politiche, ma non un’effettiva libertà di scelta, che non fosse all’interno del giardinetto precostituito dallo scenario politico. Uniformità particolarmente evidente guardando il tipo di contenuti trasmessi.

La frattura in questo schema, che segnò il passaggio dal servizio pubblico all’iniziativa privata e a un modello di business basato sulla pubblicità, fu la mitica Radio Caroline, che iniziò le sue trasmissioni nel 1964 da un vascello in acque internazionali, e che si impose trasmettendo musica rock, in barba alla regolamentazione sui diritti d’autore (giustificando il termine che si diffuse ovunque di “Radio Pirata”), ma assicurando paradossalmente il successo popolare della musica dei Beatles, dei Rolling Stones e dei Who, allora sistematicamente ignorati dalla paludata BBC. L’importanza di tollerare la pirateria in nome dello share, una lezione di marketing ben appresa e utilizzata dopo poco più di un decennio da Microsoft.

Negli anni 70 in Italia il limite normativo che proibiva le simultanee a livello nazionale tramite rete di ripetitori, venne provocatoriamente superato attraverso la distribuzione di cassette registrate con contenuti che sarebbero stati poi trasmessi su base locale ad orari sincronizzati. Dopo tutta una serie di vicende giudiziarie con riflessi politici alla fine si affermò anche in Italia il diritto di trasmettere su base nazionale (tramite ripetitori e satelliti), spalancando la porta ai privati e alle logiche di mercato. Non più solo quindi un servizio pubblico (RAI Televisione Italiana), ma altri modelli di business basati sulla pubblicità (Mediaset) o sulla pay TV (Sky) o su entrambe, anticipatori in qualche modo dei modelli di servizio che sarebbero stati dispiegati qualche decennio dopo in Internet. 

Internet e lo streaming

Oggi è possibile fruire di servizi TV (o più in generale video) tramite un altro medium, lo streaming internet. Questa tecnologia non ha in sé limiti impliciti di copertura, se non dovuti a fenomeni di digital divide legati alla larghezza di banda in via di progressivo superamento, ed è potenzialmente neutra grazie alla neutralità della rete. Ne è prova l’esistenza di numerose Internet Radio. Con un servizio di internet radio, si è in grado di “sintonizzarsi” in pratica con emittenti provenienti da ogni parte del mondo semplicemente cliccando sul nome della sorgente (Figura 2). Un po’ come si faceva una volta, sintonizzando la propria radio sulle onde “lunghe” alla ricerca della stazione desiderata.

A differenza delle Internet Radio, a causa dei costi impliciti del modello di business (costi di produzione, diritti etc), la trasmissione di contenuti video risulta invece di fatto accentrata nelle mani di pochi fornitori (Netflix, Google, Amazon, Apple etc), che reinterpretando il defunto modello Blockbuster, propongono in rete store di contenuti, magari come parte di un’offerta più ampia che include giochi o beni fisici.

L’accesso a questi servizi è possibile, oltre che da PC e smartphone, dalle cosiddette smart TV e, per tutti gli apparecchi TV dotati di almeno una porta HDMI, tramite i modelli più evoluti dei cosiddetti dongle. (Figura 3), piccoli dispositivi che si inseriscono nelle porte HDMI dei televisori.

L’interfaccia utente è quella tipica di un portale web: specifica dell’operatore, attraverso di essa si entra nel mondo dei servizi disponibili: trasmissioni live, trasmissioni registrate che si possono rivedere, contenuti on demand etc. I contenuti e il modo di fruizione riflettono in qualche modo la mission dell’operatore (broadcaster TV, operatore di contenuti on demand etc). In Figura 4 e Figura 5 riportiamo due esempi, il primo per RAIplay, broadcaster TV, il secondo per Prime TV di Amazon, fornitore di titoli on demand.

I dispositivi di streaming

Le smart TV e i dongle hanno in sé varianti del sistema operativo Android che consentono il collegamento tramite il WiFi di casa agli altri dispositivi utenti (ad es smartphone), e naturalmente l’accesso ad Internet. 

Vi sono due tipi di dongle, il primo, più semplice, utilizza lo schermo TV per riprodurre contenuti disponibili tramite le app ospitate sullo smartphone. App che però devono essere progettate apposta secondo protocolli di trasmissione che si appoggiano al WiFi. Così ad esempio funziona Chromecast di Google, che consente la visione sul televisore dei contenuti streaming di Google (ad es. quelli di Youtube) e di quelli degli operatori che hanno aderito a questo standard (ad es. Netflix). Analogamente, una specifica versione di Chromecast consente la trasmissione audio verso i riproduttori musicali come i tradizionali impianti HiFi. In questo modo, lo smartphone assume il ruolo di telecomando “verso Internet” della televisione o del sistema HiFi.

Il secondo tipo di dongle è più evoluto, ed è quello che usiamo come riferimento nel corso di quest’articolo. A differenza del primo, ha la capacità di ospitare e far girare delle app ed è dotato di una sorta di “tradizionale” telecomando come dispositivo che emula il touch dello smartphone sullo schermo TV (figura 6). Tra le funzioni, la capacità di installare ulteriori app che siano state certificate sul dispositivo stesso. In questo modo lo smartphone diventa marginale.

Di fatto, questo secondo tipo di dongle permette ad un televisore tradizionale, purché dotato di porta HDMI, di diventare una smart TV. Attraverso i dongle (che fanno parte integrale del servizio) gli operatori cercano di penetrare il mercato TV aggredendo anche il parco di installato più tradizionale, con l’obiettivo di orientare e intrappolare il consumatore all’interno della propria offerta. La fidelizzazione avviene tramite l’insieme delle app effettivamente eseguibili, sia perché presenti nel catalogo di quelle installate inizialmente sul dispositivo sia perché commercialmente disponibili nello store dell’operatore.

Gli esempi da noi analizzati di dongle di questo secondo tipo sono Google Chromecast con Google TV, Amazon fire Tv Stick e Xiaomi TV Stick

Singolare il caso di Xiaomi, che non è un fornitore di servizi e il cui modello di business è la produzione e il commercio di dispositivi elettronici (ma non di televisori). In questo caso, e al contrario di come capita con i dongle Google e Amazon, il dispositivo appare essere di per sé l’oggetto principale del modello di business. Come nel caso delle smart TV, questo dispositivo quindi non dovrebbe in linea di principio risultare associato ai contenuti particolari di qualche operatore. In altre parole, l’insieme delle app disponibili e scaricabili dovrebbe corrispondere solo a quanto necessario a massimizzare le vendite del dispositivo. Dovremmo essere di fronte, insomma, a un dispositivo “neutro” nei confronti degli operatori, anche se, evidentemente, orientato ai contenuti più popolari.

Reinterpretazione del concetto di neutralità

Alla luce di quanto descritto sopra, proponiamo la seguente definizione: “un dispositivo di accesso ai servizi Internet di intrattenimento e streaming è neutrale quando l’insieme dei componenti funzionali che garantiscono l’accesso installabili sul dispositivo  dipende solo dai vincoli tecnologici dello stato dell’arte”.

La neutralità di un dispositivo di accesso può essere conseguenza di un contrasto di interessi dovuto ai diversi modelli di business dei produttori e degli operatori, oppure potrebbe essere una caratteristica esplicitamente richiesta se il dispositivo è un componente di un pubblico servizio. Come proponiamo in questo articolo.

Legacy e user experience

La user experience dell’utente di una TV tradizionale consiste nella possibilità di sintonizzare il dispositivo su tutti i canali disponibili nella banda delle frequenza ammesse e nella selezione della banda desiderata mediante un tasto numerico su un telecomando. I contenuti dei programmi non sono multimediali e ipertestuali e una volta fruiti generalmente non sono più accessibili. La guida ai programmi (e al numero che specifica la frequenza) viene effettuata mediante una “Guida TV”, nella maggior parte di casi cartacea, che specifica i palinsesti delle varie emittenti fornendo informazioni aggiuntive per ogni programma. A parte quest’ultima fonte, i metadati associati ai programmi sono accessibili solo in piccola parte

Questa legacy, non supportata dai dongle in commercio e importante per tutti coloro che hanno poca esperienza di Internet (particolarmente per le persone anziane), diventa critica nei momenti di aggiornamento del parco installato degli apparecchi TV, dovuti ad obsolescenza del dispositivo, a cambiamenti tecnologici (analogico vs. digitale) o a migrazione delle frequenze (ad es dovuta all’utilizzo di bande TV da parte del 5G), che obbligano all’acquisto di nuovi televisori o all’aggiunta esterna di sintonizzatori (decoder)

D’altra parte l’enorme diffusione degli smartphone ha fatto sì che il paradigma touch / app sia ormai ben compreso dalla gran parte della popolazione, anche anziana.

Queste considerazioni giustificherebbero, a nostro parere, la nascita di una nuova interfaccia mista che utilizzi al meglio gli elementi di entrambi i modi di interagire: app, store, telecomando e Guida TV. La Guida TV, spesso sottovalutata perché tradizionale componente di stampa “gossip”, ha un ruolo fondamentale come “menu” di accesso ai programmi.

Come esempio, nelle figure 7 e 8, riportiamo due delle interfacce della app Guida Tv + attualmente disponibili negli store Google e Apple e installabili su qualunque smartphone.

Verso un accesso pubblico e neutrale ai servizi di intrattenimento in rete

In Italia la Rai ha una posizione privilegiata in quanto percettore di canone, giustificato dal ruolo di fornitore di pubblico servizio.

Alla luce di quanto discusso fino ad ora vogliamo provare a ridefinire questo suo ruolo nel contesto dei servizi web.

La Rai può assolvere al suo ruolo di fornitore di pubblico servizio in Internet garantendo un accesso neutrale al web a tutti i televisori che rispondano a requisiti tecnologici minimi quali la presenza di una porta HDMI. Il servizio può essere fornito tramite un dongle “Rai-specifico” dotato di telecomando, dalle seguenti caratteristiche di massima:

  1. Sistema operativo Android neutro con codice ispezionabile. Neutro significa che l’OS non include meccanismi nativi di privilegio verso alcun operatore di servizi: corrisponde in sostanza al livello di neutralità di uno smartphone o un web PC fornito da un produttore leader di mercato e che in quanto tale non ha dipendenze all’interno del suo modello di business nei confronti degli operatori di servizi in rete. Il riferimento può essere il dongle di Xiaomi.
  2. Una “main” app con funzioni di Guida Tv in Streaming. Come riferimento funzionale vedi la già citata app Guida Tv + (di cui si consiglia l’installazione sullo smartphone a scopo di verifica).
  3. Fruizione del programma desiderato mediante selezione con telecomando direttamente a partire dalla Guida TV. 
  4. Capacità di permettere all’utente tramite uno store “neutro” la contrattualizzazione del rapporto con tutti gli operatori per accedere ai servizi web a valore aggiunto, con eventuale aggiornamento automatico dei contenuti della Guida TV. 
  5. Ricerca e accesso a tutti i contenuti video in streaming raggiungibili. Come riferimento vedere l’app World TV (di cui si consiglia l’installazione sullo smartphone a scopo di verifica), che è in grado di garantire, sul modello delle internet radio un accesso neutrale alle fonti TV raggiungibili in Internet (vedi figure 9 e 10).
  6. Funzioni tipo Chromecast per la visione di contenuti sullo smartphone.
  7. Browser.
  8. App con funzioni di accesso ai servizi del dongle (principalmente configurazione).

La “main” app “Guida TV” potrebbe essere automaticamente attivata all’accensione del sistema (fornendo così di default la “vista” di legacy), e uno specifico tasto simile al tasto home degli smartphone permetterebbe di commutare alla “vista” basata sulle app, da cui si può evidentemente tornare indietro riattivando stessa la app “Guida TV”.

Criticità, limitazioni e ulteriori necessarie verifiche

Quanto proposto sopra vale solo per i servizi in streaming internet e non in broadcast radio terrestre o satellitare, sulla base di un previsto sempre maggiore utilizzo di Internet.

Sono da esplorare i meccanismi tecnici e contrattuali in grado di assicurare dalla Guida TV l’accesso diretto alle trasmissioni live che compongono i bouquet degli operatori evitando le interfacce di portale quali quelle illustrate nelle figure 4 e 5.

La Guida TV non prevede l’accesso a programmi già trasmessi e a contenuti a valore aggiunto, ai quali l’utente accede tramite la app relativa al servizio.

Sono da prevedere servizi di ricerca e integrazione nel servizio delle stazioni TV streaming raggiungibili su Internet (funzione analoga allo scan delle radio tradizionali e alla sintonizzazione tramite ricerca dei canali disponibili sulle TV).

Conclusioni

Abbiamo brevemente analizzato il concetto di neutralità di accesso ai servizi TV, caratteristica una volta nativa della tecnologia radio broadcast, ma non più disponibile in Internet.

Si è proposta una rivisitazione del concetto di “servizio pubblico” e di una possibile sua reinterpretazione da RAI Radiotelevisione Italiana.

Secondo quanto proposto, la RAI diventerebbe fornitore, sulla falsariga di quanto già fanno oggi in rete operatori del calibro di Google o Amazon, di un dongle “neutro” per l’interfacciamento con Internet, inseribile in tutti i televisori con almeno una presa HDMI e con un’interfaccia in grado di emulare la user experience fornita della tradizionale diffusione in radio broadcast e in grado di assicurare un accesso neutrale ai servizi streaming TV accessibili in Internet. A questa interfaccia di legacy (realizzata tramite una app specifica) si affiancherebbe un’interfaccia “alla smartphone” in grado di consentire tramite app l’accesso ai portali di servizio dei vari operatori.

Un dispositivo di questo tipo consentirebbe una migrazione non traumatica degli utenti verso i servizi basati su streaming garantendo la protezione, per quanto possibile, degli investimenti fatti nel passato per l’acquisto dei loro televisori. Infatti, in caso di evoluzioni brusche della tecnologia di servizio (ad es. spostamento delle bande di frequenza radio) l’utente godrebbe della possibilità di mantenere il proprio apparecchio TV e di accedere ai servizi in streaming tramite un’interfaccia per sua natura “ponte” tra il vecchio e il nuovo modo di fruizione delle trasmissioni televisive. 

La longevità di quanto proposto è assicurata dalla disponibilità in streaming internet di un numero sempre più alto di trasmissioni.

Come già dichiarato nella premessa, noi riteniamo che neutralità, qualità dei programmi, consentire la parola a tutti, rispetto delle abitudini d’uso degli utenti, abbattimento delle barriere di accesso e salvaguardia degli investimenti, costi di migrazione limitati possono essere considerati componenti non trascurabili della missione di un Servizio Pubblico, in grado di favorire anziani, persone a basso reddito e la inclusione degli immigrati, e di garantire creatività e diversità nella produzione di contenuti. Senza contare il vantaggio estetico per le nostre città dovuto alla diminuzione del numero di  parabole satellitari installate sui balconi e sui tetti degli edifici.

Ringraziamenti

Questo articolo è stato rivisto da Bruno Boni Castagnetti, Pietro Jarre e Nicoletta Tarducci che ringrazio per le loro osservazioni.

Note:

  1. Evgeny Morozov, l’ingenuità della rete, 2011 Codice Edizioni
  • Associazione Sloweb
  • Sede legale:
  • Piazza C.L.N., 254 – 10121 Torino
  • Sede operativa c/o Escamotages
  • via Gioberti 26bis – 10128 Torino
  • Tel. 011-19916610
  • [email protected]
  • C.F. 97823610015

Scrivici


    Ho letto l'informativa privacy

    Vuoi unirti a noi?

    IBAN Banca di Cherasco

    IT38N0848701000000260101691

    image/svg+xml