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Lo spazio di archiviazione di Google Foto… quanti dati!

Nei giorni scorsi potrebbe essere arrivato anche a voi un aggiornamento riguardo allo spazio di archiviazione su Google Foto. Una mail annuncia che da giugno 2021 lo spazio di archiviazione gratuito non sarà più illimitato. Da un lato è comprensibile: lo spazio di archiviazione anche per i big della tecnologia non è illimitato e ha dei costi; dall’altra stona il fatto che dopo aver attirato tantissimi utenti con l’offerta dello spazio gratuito e aver allenato le AI con le nostre foto adesso ci facciano anche pagare. Ma questa discussione etica lasciamola sedimentare e teniamola per un altro momento. Perché quello che ci preoccupa adesso è un problema più pressante, strettamente legato all’ambiente.

Il problema infatti, risiede in quello che Google ci spiega in questa comunicazione, ovvero perché sono arrivati a questa decisione. Il problema sono i numeri che Google butta lì quasi con nonchalance. Da quando è stato fondato nel 2015 Google Foto ha raccolto 4000 miliardi di foto e video ai quali, ogni settimana che passa, se ne aggiungono altri 28 miliardi. 

Di questo passo il prossimo anno saranno già quasi 6000 miliardi. Poco a poco verremo sommersi dai nostri dati digitali, proprio come sta avvenendo con la plastica. La cosa ancora più sconvolgente è che la maggior parte di questi dati sono completamente inutili. Di questi 4000 miliardi di foto e video quanti sono scatti sfocati, uguali uno all’altro, errori, foto irrilevanti di cui non ci ricordiamo neanche più (il piatto al ristorante, la camera d’albergo, la lista della spesa)? Probabilmente una gran parte.

Esattamente come nelle comunità dove lo smaltimento dei rifiuti o i sistemi fognari – selezionare, differenziare, pulire – sono inefficienti e mettono a rischio la salute del pianeta e dei suoi abitanti, la scorretta o mancata gestione dei dati digitali mette a rischio noi e in primis l’ambiente e il pianeta intero. Questi 4000 miliardi di foto e video (che tra l’altro sono solo una piccola parte di tutto ciò che viene salvato, ci sono anche svariate caselle di email, i file, la musica, le cartelle in drive, in dropbox, ecc…) sono salvati nel “cloud”. Ma il “cloud” non è aria, sono batterie di server che consumano quantità enormi di energia per funzionare ed essere raffreddati.

Di queste cose si inizia a parlare sempre di più, gli studi sull’impatto ecologico del digitale non mancano, e il problema ormai non è più tecnico, ma politico. È necessaria una presa di coscienza da parte di chi utilizza i servizi, ma anche da parte dell’industria e di chi governa. Sono necessari passi concreti organizzati e strutturati per rimediare a questo accumulo senza precedenti con regolamenti, linee guida, best practice, leggi. 

Nel frattempo, cosa possiamo fare? 

Leggi, regolamenti e buone pratiche purtroppo non si fanno dal giorno alla notte. Per cui, nel frattempo siamo noi a doverci preoccupare di ridurre gli sprechi, che comunque è sempre una buona abitudine.

Produrre meno rifiuti

Ovvero selezionare, pulire. Quando facciamo delle foto cancelliamo subito quelle che non sono venute bene, cancelliamo le email che non ci interessano, svuotiamo il cestino. Ora che lo spazio di archiviazione di Google Foto non sarà più gratuito, sfruttiamo l’opportunità per rendere più accessibili i nostri ricordi. Viaggiamo leggeri. 

Resistere alla condivisione compulsiva. 

Tante volte quando vediamo o riceviamo qualcosa, pensiamo subito a chi potremmo mandarlo anziché riflettere su cosa stiamo guardando o leggendo, così facendo sprechiamo tempo, nostro e di chi a sua volta riceve i nostri messaggi. 

Usare bene il tempo risparmiato

Nel corso dell’ultimo Digital Ethics Forum, Luciano Floridi ha detto che il digitale toglie con una mano ciò che ti dà con l’altra. Tutto il tempo che il digitale ci fa risparmiare lo passiamo perdendo tempo sulle app, sui social, sul digitale stesso. Questo nostro perdere tempo genera dati: sulla nostra navigazione, sulle nostre preferenze, sulla probabilità che acquisteremo qualcosa. E permette alle intelligenze artificiali di offrirci contenuti che ci tengano sempre più connessi. Proviamo a interrompere questo circolo vizioso impiegando in maniera più proficua tutto questo tempo che il digitale ci fa risparmiare!

Questo video potrebbe esservi utile per ulteriori spunti

A questo link potete approfondire sull’impatto ambientale del digitale.

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