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Hackers fascisti su Zoom

Venerdì pomeriggio abbiamo, come tanti, partecipato su Zoom alla presentazione pubblica di Tempo Curioso, un progetto per il contrasto della povertà educativa minorile finanziato da Con i bambini. 

Tutto ci saremmo aspettati meno che la presentazione online venisse hackerata con la comparsa sullo schermo di svastiche e bestemmie e audio inneggianti al Duce. Bloccando gli utenti, rientravano subito dopo con altri profili, tutti evidentemente falsi.

L’episodio in sé ci ha turbati, ma i valori di solidarietà ed educazione inclusiva che il progetto stesso rappresenta erano più forti e la conferenza è andata avanti fino alla fine.

Il problema però non è isolato; consolidando varie fonti si verifica che ci sono stati molti episodi simili nelle ultime settimane: attacchi durante una conferenza contro la violenza sulle donne, webinar ambientalisti, riunioni ANPI, persino durante l’open day di una scuola elementare. Davanti ai bambini video porno e inni nazisti al grido di “vi uccidiamo tutti”.

Questo purtroppo non ci stupisce, ne abbiamo parlato la settimana scorsa  a proposito del documentario sull’odio online. Deve però spingerci a riflettere. Come Sloweb non ci basta preparare adulti e bambini per attacchi del genere, rendendoli allerti del fatto che queste cose online possono succedere.

Dobbiamo pretendere che vengano prese delle misure per arginare con efficacia eventi simili. Soprattutto per determinati ambienti. Un’azienda può comprare servizi o piattaforme con alti livelli di sicurezza, una scuola no. Deve essere lo Stato a fornire strumenti pubblici per il governo democratico degli spazi di uso pubblico; strumenti tecnici, di informazione e di educazione.

Al giorno d’oggi tutti i bimbi e ragazzi, dalla materna all’università, sono su Zoom e simili, dove in mezzo a una lezione possono apparire liberamente tette e culi, svastiche, minacce di morte. Non è accettabile, lo abbiamo detto da un pezzo. 

Come cittadini siamo tenuti a informarci  e comportarci in maniera corretta per creare un ambiente digitale pulito, libero e sereno, a fare la nostra parte. Allo stesso tempo però, dobbiamo pretendere da chi ci fornisce gli strumenti digitali tecnologie adatte, disegnate non per la dipendenza ma per un uso sostenibile, e soprattutto accessibili a tutti con standard minimi di sicurezza. 

Se le scuole hanno dei cancelli e una portineria il motivo c’è. Nella DAD questo non viene minimamente preso in considerazione. Dei bambini che fanno lezione devono essere protetti, a prescindere dalle competenze di chi gli insegna. Non tutti gli insegnanti fanno judo o karate, ergo i cancelli. Non tutti gli insegnanti sono geni della comunicazione o dell’informatica, ergo programmi sicuri. Questa dovrebbe essere la norma, da aggiungere, ovviamente, alla consapevolezza che è necessaria formazione sull’uso dei mezzi digitali.

Solo così il digitale può aiutare a spazzare via l’uso improprio da parte di ignoranti di nuova veste e antichi malcostumi.

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