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Stop alla diffusione di odio

di Giulia Balbo

Negli ultimi tempi pare che ci sia posto solo per l’odio. Fazioni politiche opposte non riescono più a interagire con discussioni costruttive, ma si scaricano addosso flussi di coscienza – più o meno pulita. Persone e comunità che hanno sempre vissuto e lavorato insieme, andando d’accordo, a volte ignorandosi, o senza comunque porsi troppi problemi, improvvisamente si dividono. Estremismi di ogni genere tornano di moda, supportati dal furor di popolo. Ormai anche nello sport (o meglio, nelle tifoserie), quella che era sana competizione, sempre più spesso si tramuta in disprezzo per l’avversario. Parrebbe quasi lo scenario di un film. Eppure succede nella realtà di tutti i giorni.

Non è la prima volta che tensioni politiche, e soprattutto economiche, in un Paese, rendono i popoli più “arrabbiati”. Purtroppo però, vediamo per la prima volta sulla nostra pelle, così evidente, l’effetto che l’utilizzo scorretto delle nuove tecnologie ha in momenti di crisi e difficoltà, e come l’odio diffuso online possa facilmente sconfinare nella vita pubblica e privata di ognuno.

Lo stesso Tim Berners-Lee, l’inventore del World Wide Web, vedendo la direzione presa dagli eventi ha dichiarato più volte che l’idea era quella di unire, non dividere. Anche Facebook, invenzione tanto importante quanto il WWW, è nato con l’idea di unire, ed è diventato invece il luogo in cui più facilmente vengono diffusi messaggi di odio.

Purtroppo, tutto questo astio si fomenta da sé, come una gigantesca palla di neve. Per cui, laddove in una società si creano delle sostanziali differenze, di reddito, di cultura, di diritti e doveri, i messaggi politici si inaspriscono, aizzando contro l’opposto e il diverso, e il contenuto generato dagli utenti della rete è sempre più carico d’odio.

Fino a che punto si può andare avanti? Per interrompere questo circolo vizioso è fondamentale sensibilizzare gli utenti della rete. Considerato l’uso che si fa oggigiorno dei social network e il grado di compenetrazione che questi strumenti hanno nelle nostre vite, bisogna rendere chiaro che l’utente è responsabile di ciò che pubblica. Se i social network sono il nuovo bar di paese, bisogna avere il coraggio di scrivere quello che si pensa perché si ha un’opinione al riguardo e argomenti a supporto, non perchè la foto profilo e il nome si possono sempre cambiare in caso di “figuraccia”. Nonostante si utilizzino account, si ha a che fare con persone vere. In faccia non oseremmo dire che la signora ha del prezzemolo tra i denti, online è una cascata di insulti.

In tutto il mondo è stata riconosciuta la necessità di regolamentare più severamente l’utilizzo delle tecnologie per la diffusione corretta di notizie e contenuti. Tra altri sostenitori di un internet più etico, Tim Cook, CEO di Apple, ha recentemente espresso il suo disappunto nei confronti di chi diffonde odio attraverso il web. Sempre più spesso vengono organizzate marce pacifiche contro l’odio e manifestazioni di solidarietà per chi è colpito da attacchi di ostilità e intolleranza. In Italia è stato da poco presentato un disegno di legge della senatrice Liliana Segre per fermare la diffusione dell’odio. Prevede l’istituzione di una Commissione di controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza.

Se l’era della tecnologia è appena iniziata, per quanto riguarda le regolamentazioni siamo soltanto agli albori, ma siamo convinti che aumentando la consapevolezza, presto ci sarà più responsabilità.

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