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Schermi continui, vite invisibili

Giovedì 28 marzo si è svolto a Biennale Democrazia l’incontro proposto da Sloweb “Schermi continui, vite invisibili”.

In sala tanti ragazzi delle scuole, accompagnati dai loro insegnanti. Sul palco, Giovanna Giordano e Pietro Jarre, impazienti di capire quanto questi ragazzi fossero consapevoli delle proprie scelte digitali.

Già, perché i ragazzi di oggi hanno sempre il telefono in mano, sono costantemente connessi e in contatto tra loro, hanno già un profilo per ogni nuovo social che diventa di moda. Sono nati assieme alla tecnologia digitale e si evolvono insieme ad essa, in apparenza senza bisogno di studiarla troppo per capire come si usa; per loro è una cosa naturale.

Non tutti loro, però, di solito riflettono sulle conseguenze dell’uso continuo di questo strumento. Per stare al passo con i tempi bisogna saper usare gli strumenti digitali, ma bisogna anche sapere quali rischi questi comportano, per non diventarne prigionieri.

La foto raffigura il palco dell'auditorium Vivaldi durante l'incontro di Giovanna Giordano e Pietro Jarre con i ragazzi delle scuole superiori
La presentazione iniziale

E così Pietro e Giovanna hanno lanciato ai ragazzi alcuni spunti di riflessione importanti:

  • Il tempo passato ad osservare ed interagire con strumenti informatici, principalmente smartphone e tablet, nel caso dei ragazzi, a quali altre attività ruba tempo? Dopo un’ora passata sui social, cos’è che non si è fatto al posto, in quello stesso periodo di tempo? Il web funziona come le risate, lo spazio per ridere ci deve essere, ma non può essere una condizione costante, altrimenti perde il suo scopo.
  • Quando contattiamo altre persone inviando loro del materiale, video, foto o link, stiamo condividendo qualcosa con loro o stiamo richiedendo / rubando attenzione? Se non c’è una spiegazione del materiale condiviso stiamo semplicemente rubando del tempo ad altri, ci intrudiamo nel loro tempo.
  • Quando si resta costantemente dietro a uno schermo, ci si sente come protetti, un po’ nascosti, e allora si può provare anche a essere leggermente diversi da come si è nella realtà. Fino dove questo aiuta a vincere la naturale timidezza umana, e quando invece diventa una facile scusa per trasgredire o assumere altre identità?
  • Attraverso gli smartphone si accumulano ogni giorno enormi quantitativi di immagini:  1000, 1700, 2300, più di 3000 è quello che ci hanno risposto dalla platea. Ogni foto probabilmente vorrebbe raccontare qualcosa, ma quando il materiale è tanto la memoria si perde. Salvare immagini senza organizzarle o selezionarle equivale a non scattare neanche la foto. Non c’è narrazione senza selezione, lo sanno i fotografi, i pittori, gli scrittori…
  • La struttura di internet ci porta a pensare che il web sia etereo, che non esista nulla di fisico, ma ogni volta che interagiamo con uno strumento digitale, scaricando un pacchetto di dati, un video, o caricando materiale, sfruttiamo dell’energia e dello spazio su dischi molto remoti, ma comunque presenti. Già oggi l’industria delle telecomunicazioni nel mondo consuma più dell’avionica, e i consumi della prima crescono in modo esponenziale.


Con questi quesiti nella testa, i ragazzi sono stati invitati a condividere su Instagram una foto che per loro avesse a che fare con il tema “visibile – invisibile” e poi a spiegare le proprie scelte; ecco alcune delle spiegazioni:

“Nei panorami, un po’ come sul web, si vede un po’ tutto in generale, senza sapere esattamente cosa c’è nel dettaglio”

“Nelle nostre gallerie di immagini si nascondono abitudini talmente ripetute da diventare invisibili”

“L’invisibile diventa solitudine”

“Quando non c’è connessione internet, il resto del mondo diventa invisibile”

“A volte, quello che è invisibile fa immaginare”

“Per noi stessi una cosa può essere importante, ma per il resto del mondo quella stessa cosa è invisibile”

“Quando intuisci dei pensieri che però non si vedono”

Alcune foto caricate su Instagram dai ragazzi. una raffigura delle luci indefinite, l'altra dei rami e fiori con dietro dei caseggiati.
Alcune delle foto condivise dai ragazzi

L’incontro si è concluso con un intervento di Mario Perini, psicoterapeuta e psicanalista, che ha fatto una riflessione sul concetto di invisibilità degli altri, citando il mito di Narciso ed Eco, che i ragazzi conoscono bene. Gli schermi ci fanno concentrare su noi stessi senza pensare a chi sta dall’altro lato. L’essere assorbiti ci rende impossibile vedere cosa c’è oltre di noi, e spesso, perdere delle buone occasioni.

Il lavoro svolto con i ragazzi è stato molto stimolante perché ha reso evidente la disponibilità  degli studenti a riflettere, valutare e correggere le proprie scelte secondo gli elementi teorici appena forniti. Il commento degli insegnanti è anche stato molto gratificante:

“Il format studiato per lavorare con i ragazzi ha funzionato molto bene, perché fresco ed equilibrato, e per via del linguaggio pratico che si avvicina molto al loro modo di essere. Gli studenti sono sempre più refrattari a riflessioni articolate, ma molto sensibili a concetti diretti e concisi. Sicuramente riprenderemo con loro in classe i temi affrontati oggi, partendo proprio dalle attività svolte.”

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