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S.A.R.I. Cos’è e come funziona

Che cos’è la S.A.R.I. e come sta cambiando il modo di sorvegliare

Sempre più spesso, ormai, nelle notizie si sente parlare di criminali che sono stati arrestati grazie a sofisticate tecnologie di sorveglianza e di riconoscimento facciale. Quasi sempre si tratta dei servizi di intelligence di Cina, Stati Uniti o Gran Bretagna. Di certo non viene subito in mente l’Italia.

Eppure, siamo ufficialmente entrati a fare parte di quei Paesi all’avanguardia, che si affidano all’intelligenza artificiale per verificare l’identità di una persona a partire da immagini che la ritraggono.

Stiamo parlando del S.A.R.I. il programma della Polizia Scientifica Italiana specializzato nel confronto di immagini delle telecamere di sicurezza con i volti di criminali schedati, che ha portato all’arresto di due malviventi nel Bresciano, agli inizi di settembre.

Il S.A.R.I. (Sistema Automatico di Riconoscimento Immagini) è un software in dotazione alla Polizia che è stato introdotto agli inizi del 2017, e opera in due scenari. “Enterprise”, se l’indagine prevede la ricerca di un volto presente in un’immagine tra quelli all’interno di un grosso database, tramite algoritmi di riconoscimento facciale. “Real-Time” se la ricerca avviene in un’area geografica ristretta ed è necessario confrontare in tempo reale delle immagini rispetto ad una lista di sospetti. Nel primo caso il database può arrivare fino a 10 milioni di immagini. Nel secondo si parla di centinaia di migliaia. In entrambi i casi, il tutto avviene in meno di un minuto.

Sebbene i vantaggi che questo tipo di tecnologie mettono a disposizione delle forze dell’ordine siano enormi, presentano comunque delle problematiche a livello di privacy, poiché suppongono che si possa venire costantemente controllati. Per cui, se le polizie internazionali ne incoraggiano l’uso, gli organi governativi di ciascun Paese devono essere sicuri che ciò sia conforme alle leggi nazionali.

L’utilizzo di sistemi di riconoscimento facciale come il S.A.R.I, infatti, presuppone che vengano catturate immagini non solo dei criminali coinvolti in un’indagine, ma anche di tutte le altre persone che si vengono a trovare nell’area di interesse. Inoltre, quando si parla di numeri così vasti, è possibile escludere al 100% la presenza di errori? Che utilizzo viene fatto di queste immagini? É giusto, se dovesse capitare, che vengano tenute nel database immagini e informazioni relative a persone innocenti? Chi può avere accesso a questi dati?

Il Garante per la protezione dei dati personali ha dichiarato che il S.A.R.I. non presenta problematiche di questo tipo poiché utilizza solo immagini di persone precedentemente schedate. Ma con l’evoluzione di questi sistemi, si può solo ipotizzare quante altre criticità verranno sollevate nell’immediato futuro.

In casi del genere è fondamentale riflettere su quanto si possa concedere rispetto alla tutela dei diritti e delle libertà individuali del cittadino, a vantaggio di una maggiore sicurezza. Ed è necessario che la materia venga studiata approfonditamente in modo che si possano creare delle regolamentazioni chiare ed efficaci, sia a livello nazionale sia internazionale.

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