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La nostra versione digitale che vivrà per sempre

di Giulia Balbo

In un episodio di Black Mirror, una famosa serie tv britannica incentrata sulle sfide poste dalle nuove tecnologie, la protagonista perde il marito, ma un innovativo servizio le permette di “riportarlo in vita”. Accettando di accedere al servizio, la ragazza riceve infatti un robot con le sembianze del ragazzo che utilizza le informazioni derivanti dal suo telefono, mail, e diversi account per comportarsi ed esprimersi esattamente come lui.

Ecco, non siamo ancora a questo punto, ma la realtà non è poi così lontana. Restando nei media forse si potrebbe parlare di una versione più tecnologica del film “La corrispondenza” di Tornatore.

Si perché Hossein Rahnama, ricercatore dell’università di Ryerson in Canada, sta creando un’applicazione chiamata Eternità Aumentata. Si tratta di un’intelligenza artificiale in grado di analizzare i dati prodotti da una persona durante la propria vita così da poter replicare le sue risposte anche dopo la morte. In questo modo una persona potrebbe continuare a svolgere funzioni di consulenza virtuale sul lavoro, o dispensare consigli ai propri cari anche dopo la morte.

Sebbene al momento la maggior parte delle persone non ha accumulato una quantità tale di dati da rendere l’algoritmo preciso e accurato, Rahnama ritiene che dalla generazione dei Millennials in avanti, non solo la quantità di dati accumulati durante una vita saranno sufficienti a rendere l’algoritmo altamente efficiente, ma avremo anche accettato l’idea di una vita digitale dopo la morte. Per cui, il nostro fantasma digitale potrebbe essere un chatbot, un assistente vocale, un video o un personaggio 3D in un ambiente di realtà virtuale.

La tecnologia è ancora in via di sviluppo, ed è lontana dall’essere pronta. Basta pensare a quante risposte diverse possiamo dare a seconda del contesto, delle persone con cui parliamo, dell’umore che ci attraversa in quel momento. Per poter rappresentare accuratamente le mille sfaccettature di una personalità con un software c’è ancora molto da lavorare.

Uno dei punti che Rahnama ritiene, però, di fondamentale importanza, è che lo sviluppo di progetti del genere solleverà sempre più questioni relative all’etica, la privacy e il possesso di dati, e questo non può che essere positivo. Considerato il potere che una persona cara può avere nell’influenzare le nostre scelte, è essenziale che le aziende che si occuperanno di immortalità digitale siano fortemente controllate e regolamentate dal punto di vista etico.

In ogni caso, c’è ancora molto da fare e da discutere. Innanzitutto, capire se davvero vogliamo avere schiere di antenati  o ex capi passati a miglior vita che ci consigliano sul da farsi. E soprattutto, riflettere se la memoria dei propri cari non si conservi meglio lasciandoli andare e facendoli rivivere semplicemente nei nostri ricordi, piuttosto che in un comodo supporto hi-tech.

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