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Il cambiamento climatico esiste: lo dicono i social

di Giulia Balbo

Checchè ne dica il Presidente Trump, il cambiamento climatico esiste. E a confermarlo è una fonte altamente attendibile: i social media.

Ironia a parte, da molti anni il cambiamento climatico è al centro di dibattiti politici, scientifici e mediatici. Nonostante un ampio consenso da parte degli scienziati sull’esistenza del cambiamento climatico, e sul fatto che sia provocato dall’uomo, le campagne populiste non si risparmiano nell’esprimere scetticismo e contrastare la validità dei dati scientifici. Le news condivise sui social media coprono un range che va dai report scientifici scritti con rigorosi standard giornalistici ai contenuti altamente emotivi volti a fomentare la polemica, causando una forte polarizzazione tra le due posizioni.

Eppure, secondo una ricerca dell’Oxford Internet Institute (dipartimento dell’Università di Oxford che si concentra sull’influenza che Internet ha nel sociale), la maggior parte dei contenuti e dei commenti condivisi sui social media, in merito al cambiamento climatico, sono a supporto delle tesi scientifiche che ne confermano l’esistenza e l’impatto ambientale.

Questo risultato, decisamente inaspettato, dà uno spiraglio di speranza. Dal momento che internet e i social media sono diventati per molti una fonte primaria di informazioni, è proprio lì che ci si aspetta di vedere schierate le due fazioni, e di trovare il maggior sforzo di diffusione di disinformazione. Per questo motivo i risultati dello studio sono decisamente incoraggianti. L’indagine si è concentrata sui post scritti nell’arco di due settimane da 288.855 account su Twitter e 13.330 pagine pubbliche su Facebook, con rispettivamente solo il 4% e l’1% di post scettici e cospirazionisti. Tra le poche teorie “anti”, almeno un terzo dei post rimanda a contenuti video Youtube su scie chimiche e presunti complotti del governo, sottolineando quanto queste piattaforme di hosting debbano dare sempre più importanza alla lotta contro la diffusione di fake news e disinformazione scientifica.

Un altro dato interessante scaturito dalla ricerca, riguarda i tipi di profilo analizzati. Quelli a supporto delle tesi scientifiche hanno connessioni più ampie e variegate all’interno dei social, mentre i profili degli scettici tendono ad essere più isolati e meno integrati nella comunità social. Gran parte dei contenuti condivisi analizzati dallo studio proviene da fonti di informazione certificate e professionali, 33% per Twitter e 49% per Facebook. Su Twitter il dialogo è principalmente portato avanti da aziende che si occupano di sostenibilità ed energie rinnovabili; su Facebook sono invece organizzazioni no-profit e attivisti a guidare la conversazione.

Considerato quanto sia polarizzato il tema climatico nella politica generale, sarebbe stato facile presumere che i social media fossero inondati di contenuti scettici sul clima. Contrariamente all’aspettativa, lo studio dell’OII ha dimostrato che la maggior parte dei contenuti sono a supporto delle tesi scientifiche. Viene da pensare che forse, allora, la responsabilità della diffusione di disinformazione, scetticismo e dubbi sul cambiamento climatico, non è tanto colpa dei leoni da tastiera, ma è da attribuirsi principalmente a personaggi pubblici e politica.

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