• Italiano
  • English

I profili zombie – la graphic novel di Mabel Morri

di  Giulia Balbo

Sul Corriere della Sera (20/12/18) è stata pubblicata una graphic novel molto interessante, il cui tema riteniamo ci tocchi da vicino. L’autrice, Mabel Morri, è la fondatrice della casa editrice indipendente Studio Monkey, e ha pubblicato svariati libri, sempre in formato graphic novel, vincendo nel 2002 il premio Scenario al Festival di Lucerna e nel 2004 il premio Micheluzzi Strade Nuove al Comicon di Napoli. Il suo ultimo libro, Il giorno più bello, è uscito nel 2017 per Rizzoli.

La graphic novel in questione prende spunto da una conferenza sulle nuove tecnologie, che per fortuna iniziano ad essere abbastanza comuni di questi tempi (e noi ne sappiamo qualcosa!). La conferenza in questione, però, è particolarmente interessante perché non parla semplicemente di come la tecnologia abbia influenzato la nostra vita. Invece, ruota intorno a interrogativi su cui poche persone si fermano a riflettere. Che cosa viene dopo? Una volta che abbiamo aperto 3, 4 profili social, 2 account email, decine di registrazioni a siti e servizi, e chissà quant’altro, cosa succederà quando noi non ci saremo più? Quando saremo morti, a chi andranno i nostri dati, chi ne sarà proprietario, che fine faranno tutti i nostri account, e cosa rimarrà di tutto quello che abbiamo postato?

Era ora che temi di questo tipo arrivassero sulle pagine dei giornali. Il tema sollevato da Mabel Morri è fortemente attuale, ma essendo delicato, pochi se ne fanno carico. Non è piacevole immaginare il momento della propria morte, ma sarebbe un atto di irresponsabilità non pensarci in assoluto.

Fino a poco tempo fa gli effetti personali che lasciavamo in eredità erano tutti “tangibili”. Lettere, fotografie, documenti, appunti che permettevano ai nostri cari di avere un ricordo di noi. Adesso che le nostre foto non sono più in un album sulla mensola, ma in un profilo social, siamo sicuri che potranno essere recuperate e non abbandonate in un cloud, insieme a miliardi di altri dati e file che abbiamo prodotto nella nostra vita online? E se non è solo questo a metterci all’erta, basta pensare agli innumerevoli casi di furto di identità che si sono verificati in questi ultimi anni, utilizzando profili social di persone decedute.

Uno studio dell’Università del Massachussetts ha previsto che entro la fine del secolo i profili Facebook di persone decedute saranno superiori al numero di quelle vive. I social hanno ovviamente interesse a non chiudere i profili per poter millantare un maggiore numero di utenti. Eppure non è piacevole quando vi si presenta nelle notifiche il compleanno di una persona ormai deceduta, o si legge sulla sua pagina che vive e lavora nel tal posto.

I principali social come Facebook, Twitter, LinkedIn e Google forniscono delle opzioni per modificare, chiudere o gestire in altra maniera il proprio profilo dopo il decesso. Ci sono poi anche servizi appositi, come eLegacy per organizzare, e gestire legalmente la propria eredità digitale. Per non finire nel limbo dei profili zombie, bisogna semplicemente agire in anticipo. Finché siamo ancora in tempo, in vita, è importante decidere il destino dei propri dati online. Gli strumenti non mancano, basta informarsi e conoscerli.

  • Associazione Sloweb
  • Sede legale:
  • Piazza C.L.N., 254 – 10121 Torino
  • Sede operativa c/o Escamotages
  • via Sacchi 28 bis – 10128 Torino
  • Tel. 011-19916610
  • info@sloweb.org
  • C.F. 97823610015

Scrivici


Ho letto l'informativa privacy

Vuoi unirti a noi?

Iban presso banca di Cherasco

IT38N0848701000 000260 101691