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Fake news: attenzione alle immagini!

di Giulia Balbo

Qualche giorno fa è circolato in rete un post con la foto di una tendopoli ricoperta di neve. Il grido di denuncia, a suon di #primagliitaliani, era relativo al fatto che ci si occupasse dei migranti quando i terremotati di Amatrice erano ancora in “quelle” condizioni. Peccato che la foto fosse di un campo profughi di Arsal, in Libano.

Che la situazione di paesi come Amatrice e Accumoli sia ancora da risolvere, dopo le grandi tragedie da cui sono stati attraversati, è indubbio. Purtroppo si dice che le tragedie non vengono mai sole, e spesso un paese si trova ad affrontare contemporaneamente emergenze di diverso tipo sul proprio territorio. Un paese civile e ben organizzato dovrebbe essere in grado di far fronte a diverse necessità. Gestire l’emergenza migranti non vuol dire abbandonare i terremotati, e viceversa. Una cosa non esclude l’altra, e ci auguriamo che venga fatto il dovuto affinché ogni emergenza, di qualsiasi tipo, sia risolta nella maniera più tempestiva possibile.

Quello che ci scandalizza, è che vengano ancora diffusi contenuti falsi per fare leva sui sentimenti di pancia dei lettori. Estrapolare un’immagine dal suo contesto e utilizzarla distorcendo la realtà per conquistare l’attenzione di chi legge è un’azione che farebbe diventare verde dalla rabbia qualsiasi giornalista degno di questo nome. Come abbiamo già più volte detto in una serie di articoli, queste strategie di diffusione sono fortemente scorrette, e in mancanza di un controllo alla fonte, è fondamentale che siano i lettori stessi a chiedersi, ogni volta che leggono una notizia che non proviene da fonti affidabili, se questa sia verosimile o meno.

Nonostante i social portino a condividere notizie a partire da un claim – un post o un titolo ad effetto – non bisogna fermarsi lì, ma approfondire. Se si vuole diventare ambasciatori di un messaggio, condividendolo, bisogna conoscerne a pieno il contenuto e il significato. Cercate sempre di identificare la fonte originaria e il senso del messaggio (potrebbe essere satirico?), prima di diffonderlo.

Il caso della foto del campo profughi di Arsal non è certo il primo. Le immagini coinvolgono più delle parole, sono universali e cariche di emozione, e per via di questo loro potere sono tantissime quelle che vengono riutilizzate ingannevolmente. Sebbene esistano software alla portata di tutti in grado di riconoscere immagini già pubblicate e riportarle al loro contesto originale – come Google images – non bisogna per forza trasformarsi in detective, a volte sarebbe sufficiente riflettere prima di schiacciare il tasto condividi.

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