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Campagna soci 2021

Sono aperte le iscrizioni per i soci Sloweb 2021 🥳🥳

Se siete già soci ricordatevi di versare la vostra quota 🤗

Iban presso banca di Cherasco: IT38N0848701000 000260 101691

Se invece non lo siete ancora e volete iscrivervi, potete farlo qui sul sito a questo link: http://www.sloweb.org/iscrizioni/

Con il vostro contributo potrete aiutarci concretamente ed entrare a far parte di una comunità di persone pronte a scambiarsi idee e condividere proposte per un digitale sostenibile 🌱

L’algoritmo Frank è cieco, ma ci vede benissimo quando punisce chi sciopera

Da Collettiva del 02 gennaio 2021

di Maria Matilde Bidetti e Carlo De Marchis Gòmez

Il Tribunale di Bologna condanna #Deliveroo per un algoritmo discriminatorio.

Speriamo un primo passo verso una programmazione e un uso più etici e responsabili 🤞

http://bit.ly/3bfMQeC

PH. credits

Sloweb vi aspetta su La Freccia

Se vi capita di viaggiare in treno, Sloweb vi aspetta su La Freccia 🚅😜

Ringraziamo Ferrovie dello Stato Italiane Careers e siamo fieri e orgogliosi di partecipare a un numero “che si ispira ad un nuovo Umanesimo per mettere al centro la persona e la sua legittima ricerca della felicità, capace di includere le diversità, valorizzare capacità e ricchezze del Paese in equilibrio con l’ambiente.”

Ci vediamo in treno, oppure in download gratuito 👇

http://bit.ly/SlowebFS

Oppure scaricate il pdf dell’articolo a questo link

Per approfondire, potete anche ascoltare i podcast di Sloweb usciti su FS News

Buoni propositi: digital detox dopo le feste

Spesso all’epifania, dopo i fasti natalizi, tanti annunciano buoni propositi di disintossicazione. Certo, generalmente si parla di cibo, ma perchè non sfruttare l’inizio di un nuovo anno per cambiare in meglio anche altre abitudini?

Digital detox

Stiamo parlando di digital detox, ovvero di disintossicarsi dall’uso dei dispositivi digitali.

Siamo felici di leggere che quest’anno si sono venduti molti più libri, forse a discapito di videogiochi, telefoni, tablet, ecc..? Visto che in due lockdown abbiamo fatto il pieno tra DAD, smart working, e zoom con la famiglia, si è tornati ad avere bisogno di regali che distolgano dagli schermi.

Ma se le feste sono una pausa per prendere un attimo di respiro, come consigliato nel video di Wunderman Thompson Italy (qui sotto), le buone abitudini acquisite in questi ultimi giorni – magari senza che ce ne accorgessimo troppo – è bene che non vadano perse.

La ripresa del lavoro e delle scuole porterà nuovamente con sé tante ore online. Per non ricadere nel tunnel possiamo provare alcuni accorgimenti che ci permettano di ridurre il tempo connessi.

Se anche voi, poi, avete visto Social Dilemma e siete rimasti delusi dal fatto che si parla tanto del problema, ma che le soluzioni sono buttate lì in 30 secondi durante i titoli di coda, ecco alcuni consigli pratici da tenere a mente.

Come disintossicarsi dal digitale:

Come per le diete è impossibile e irrealistico passare dai pranzi di Natale a un regime di  sedano, carote e acqua fresca, anche la digital detox deve partire da piccoli passi. Ecco i nostri consigli per iniziare una disintossicazione digitale al di fuori del lavoro o dello studio.

Riprendersi i propri spazi

Il telefono è sempre con noi, come se fosse una parte del corpo. Imparate a lasciarlo sempre nello stesso posto: su una mensola, nello svuota tasche, sulla scrivania. In questo modo la presenza dello smartphone non sarà invasiva, seguendovi ovunque andiate, e sarete più coscienti di quante volte andate a controllarlo (vedi sotto).

Spegnere le notifiche

Le notifiche sono dei veri e propri richiami degli smartphone (ne abbiamo parlato in questo articolo): funzionano come le grida di un bambino per la sua mamma. Spegnendole la vostra mente sarà più libera e serena. Se poi avete delle necessità particolari, qualsiasi telefono permette di impostare opzioni diverse e specifiche per ogni app. Non ci sono scuse.

Stabilire delle pause

Un giorno un amico ci disse: “mi accorgo se è stato un bel week-end da quanto è carico il mio cellulare”. Ci sono dei momenti in cui abbastanza spontaneamente si usa meno il telefono (per molti è il fine settimana, per altri la sera a seconda delle abitudini, degli stili di vita e delle cose da fare). Questo perché si è maggiormente concentrati su altro, o si fanno cose più coinvolgenti, si sta insieme ad amici e famiglia. Stabilendo a priori dei momenti di stacco sarà più facile prestare maggiore attenzione a quello che si sta facendo, e sarà sempre più semplice e spontaneo estendere il tempo delle pause.

Monitorare le proprie abitudini

Davanti all’evidenza non si può mentire. Ci sono tantissimi programmi – anche all’interno dei sistemi Android e Apple stessi – per monitorare le proprie abitudini di utilizzo. Una volta scoperto quante ore passate davanti allo schermo arriverà la secchiata di acqua gelida e un minimo di presa di coscienza, promesso.


Oltre ad utilizzare questi accorgimenti di digital detox nei vostri momenti liberi, se possibile, mantenete queste pratiche anche durante il lavoro o lo studio. Vi accorgerete che la vostra concentrazione sarà decisamente migliore e riuscirete a fare tutto in maniera più efficiente.

Fioretti per l’anno nuovo

Provate a iniziare l’anno con una di queste esperienze:

  1. Fare una passeggiata senza portarsi dietro lo smartphone
  2. Andare a dormire lasciando lo smartphone in un’altra stanza
  3. Mettere via il telefono quando si è con amici e famiglia
  4. Non portare il telefono a tavola
  5. Astenersi dallo scroll infinito di notizie per una sera

Fateci sapere quale provate, e dicteci come va.

Infine, vi sveliamo che corso del 2021 partirà la partnership di Sloweb con Alessio Carciofi per un Osservatorio per il benessere digitale. Seguiteci e non perdetevi nessun aggiornamento, saranno a vostra disposizione tantissime informazioni utili per un uso corretto delle tecnologie sul lavoro, a scuola e in famiglia.

Tempo Curioso

Sloweb è felice e orgogliosa di annunciare il lancio di Tempo Curioso, un progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, del quale siamo partner.

Tempo Curioso affronta le povertà educative dei minori (11-14) nella media e alta Valle di Susa, dove l’isolamento abitativo ed il pendolarismo determinano solitudine e diseguaglianza nell’accesso alle risorse extra-scolastiche e territoriali.

In questo territorio montano, il passaggio dalla scuola primaria alla scuola media, segna per i preadolescenti l’inizio del pendolarismo da piccole frazioni verso la scuola. Nel tempo extrascolastico, con pochi luoghi aggregativi a disposizione, i ragazzi passano molte ore soli e spesso riempiono il tempo libero con l’uso di device tecnologiche e sviluppano scarse relazioni con il contesto fisico e sociale. Il progetto vuole intervenire nel tempo del tragitto scuola-casa e trasformarlo in un “tempo curioso”, uno spazio di espressione, educazione attraverso laboratori, workshop e attività di apprendimento informale.  

Il progetto intende sostenere le reti locali e lo sviluppo di pratiche di progettazione partecipata dove ogni attore con proprie competenze coopera ed assume responsabilità sociali verso la collettività. Scuole, associazioni e famiglie partecipano in modo attivo al progetto in una logica di comunità educante che si prende cura dei bambini e vedrà l’alternarsi di diverse attività.

Obiettivi generali 

  1. Rendere stimolante il tempo extra-scolastico stabilendo ponti tra apprendimento formale e acquisizione di competenze informali
  2. Accrescere la relazione dei ragazzi con il territorio
  3. Promuovere infrastrutture di comunicazione tra ragazzi e comunità educante per mitigare l’isolamento e la solitudine loro e delle famiglie
  4. Educare all’uso consapevole delle tecnologie sia i ragazzi sia la comunità educante per favorire scambio e costruzione di nuovi modelli educativi

Obiettivo specifico 

Attenuare il senso di solitudine e isolamento dei pre-adolescenti e delle loro famiglie – nella media e alta valle di Susa – favorendo il loro protagonismo e l’attivazione di reti sociali di prossimità durature nel tempo

Le attività di svilupperanno su 3 filoni:

Educarsi a scuola: laboratori di apprendimento non formale

  • DigitiAmo e A futura memoria a cura di Eufemia
  • La bellezza è nei tuoi occhi a cura di Libro Aperto
  • #ioCittadinoDigitale a cura di LVIA

Coinvolgere gli adulti: attività che vogliono coinvolgere le famiglie degli studenti nel percorso di acquisizione di consapevolezza sull’utilizzo dei device digitali e nella riscoperta del territorio

  • #NoiCittadiniDigitali a cura di Sloweb
  • Esplorando il territorio, famiglie e ragazzi a cura di Cicsene

Costruire comunità: costruire sinergie e relazioni durature con gli attori del territorio

  • Costruire comunità: incontri con stakeholders e attivazione di nuove partnership a cura di Coesa
  • La mappa virtuale diventa reale a cura di Cicsene

Il ruolo di Sloweb

La presenza di Sloweb nel progetto Tempo Curioso si configura come possibilità di supportare la comunità educante nel difficile compito di orientarsi, anche e soprattutto in questo frangente di enormi difficoltà dovute alla pandemia, nel complesso mondo virtuale, fornendo elementi e informazioni che aiutino a conoscere meglio gli strumenti digitali il cui uso è aumentato in modo vertiginoso, a non temerli e a utilizzare tutte le opportunità evitando i rischi ad essi inevitabilmente connessi.

In particolare si svolgeranno incontri con i genitori dei tre istituti individuati su temi connessi al mondo del digitale fornendo mappe e bussola per non perdersi nel web, e, non ultimo, per riconoscere i segnali di disagio che figli o studenti possono talvolta manifestare, stimolando un atteggiamento di continuo ascolto e dialogo con i ragazzi.

Nel corso dei 5 incontri per ciasuno dei 6 plessi saranno toccati i seguenti temi:

  1. La mente e il digitale (a cura di Mario Perini)
  2. La privacy (a cura di Pietro Calorio)
  3. Uso dei social network (a cura di Giovanna Giordano)
  4. Educazione digitale e DAD (a cura di Ornella De Benedetto)
  5.  Cyberbullismo (a cura di Mario Perini e Ornella Di Benedetto)

I relatori degli incontri potranno di volta in volta essere affiancati da altri partner del progetto, a seconda dei temi trattati e della loro connessione con i laboratori proposti.

Google down

Google down, e finalmente ci si accorge che la didattica a distanza della nostra scuola è in mano a colossi privati 😱


Ne parla Enrico Mentana nei suoi 100 secondi di RDS (14/12/20 ore 17.57): “Non si è sopostata solo la ricchezza, non solo il potere, ma anche la capacità di intervenire sulla nostra organizzazione quotidiana”.

E dicevamo noi in un articolo di giugno: “Il world wide web, strumento concepito per la diffusione della conoscenza e
dell’informazione e, indirettamente, di democrazia e uguaglianza è diventato territorio esclusivo dell’Industria delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione. Guardando all’industria ICT e ai rapporti di questa con cittadini-utenti e Stato, possiamo dire che attualmente la miscela non è in equilibrio”.


Lo Stato deve disporre della capacità di organizzazione digitale, ed è ora che noi cittadini iniziamo a pretenderlo!

I Fili dell’#Odio

“Facebook ti aiuta a connetterti e rimanere in contatto con le persone della tua vita” dice la homepage del social. Bello. Ma allora da dove salta fuori tutto questo odio?

La realtà è che i social – non solo Facebook, certamente – sono diventati il mezzo su cui riversare frustrazioni, scontentezza, e odio. Spesso, su persone completamente sconosciute.

Ne parla magistralmente I Fili dell’#Odio, un documentario scritto da Tiziana Barillà, Daniele Nalbone e Giulia Polito, prodotto da Zerostudio’s e dalla cooperativa Il Salto, con la regia di Valerio Nicolosi e realizzato con la collaborazione di Michele Santoro.

L’odio è un’emozione umana naturale, non va rinnegata o neutralizzata. All’odio però si può cedere ciecamente oppure utilizzare la sua forza per difendersi e reagire con razionalità. Annientamento o discussione.

Il documentario affronta appunto la crescente assenza di discussione democratica a favore di un proliferare di offese e insulti.

I social network sono un terreno fertile per gli sfoghi violenti perchè “la distanza fisica ci dà più libertà nel fare male all’altra persona perchè non la vediamo soffrire negli occhi”. Così afferma Marco Flora, uno dei tre esperti, insieme ad Alex Orlowski e Silvia Brena, che intervengono nel documentario. Insieme a loro le preziose testimonianze di Michela Murgia, scrittrice, Laura Boldrini, deputata, Ada Colau, sindaco di Barcellona, Steven Forti, storico, Milena Santerini, coordinatrice nazionale per la lotta all’antisemitismo, Martin Gak, giornalista e Tomasz Kitlinski, filosofo.

Il tema è molto complesso e viene analizzato sotto diversi punti di vista, sia per quanto riguarda le moderne modalità di propaganda online (la democrazia sana genera dissenso, discussioni e contestazioni, non fazioni polarizzate che si odiano a prescindere), sia per quanto riguarda le questioni di controllo e censura dei contenuti da parte delle piattaforme stesse su cui vengono condivisi ( quello che in un paese può essere un dissidente, in un altro paese è un rifugiato, chi decide chi ha ragione?).

Gli attacchi non risparmiano nessuno. Da Liliana Segre a Papa Francesco. Gli obiettivi più colpiti sono le donne, ancor di più se in posizioni di potere. Ma anche i migranti, gli stranieri, la comuntià LGBT… Ed è in forte crescita l’antisemitismo.

Se non fosse già abbastanza sconvoglente pensare che ci sono tantissime persone che per il semplice motivo di aver espresso un’opinione si vedono inondate da un mare infinito di sconcezze e insulti, il problema ancora più grosso è che il passaggio dall’hate speech all’hate crime c’è, e come spiega Silvia Brena è più veloce di quanto si immagini. Non sono più solo parole. “Le parole generano gesti” dice Michela Murgia. Senza considerare che pochi sanno che anche in rete bisogna assumersi la responsabilità di ciò che si scrive.

La soluzione a tutto questo c’è. Ed è l’informazione. Imparare a verificare le fonti, a documentarsi, a non credere a ogni parola scritta sul web, basterebbe a ridurre l’eco delle “sparate” e lo sbraitare vuoto dei famosi leoni da tastiera. Le ragioni per la rabbia esistono, ma serve utilizzarla in questo modo? Non si può e non si deve debellare l’odio, ma gli insulti dovrebbero lasciare spazio al confronto e alle discussioni. Queste le conclusioni del documentario… E anche le nostre.

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