• Italiano
  • English

La successione nel patrimonio digitale

L’Avvocato Alessandro d’Arminio Monforte ci racconta il suo libro in uscita con Pacini Editore.

“Nel redigere quest’opera mi sono soffermato spesso a riflettere su quanta parte della nostra storia personale sia (e sarà ancor di più in futuro) racchiusa all’interno della memoria di un telefono, di un personal computer o di un tablet: le fotografie di famiglia, i filmini delle vacanze, gli appunti, i documenti di lavoro, solo per citare alcuni.

La rivoluzione digitale ha spazzato via il foglio di carta, la penna, la pellicola fotografica, il nastro magnetico ed ha assegnato ad un contenitore metallico asettico e senz’anima, fatto di microchip, quel ruolo che un tempo apparteneva alla rassicurante “scatola dei ricordi”.

La straordinarietà del fenomeno ha ingenerato in me una strana ansia, derivante dal fatto che affidiamo costantemente la nostra storia personale (e il nostro presente) ad una serie di 0 e 1 memorizzati su supporti tanto fragili quanto piccoli.

Mi sono quindi domandato cosa accadrebbe se quei bit, carichi di sentimenti e di valore (economico o personale) venissero accidentalmente perduti o che conseguenze potrebbero derivare se, ora per opposizione del fornitore del servizio di cloud storage, ora per carenza di un istituto giudico apposito, non potessero giungere a coloro che sono destinati a succederci.

La risposta che mi sono dato è stata tanto banale quanto allarmante: della vita, della storia, del passato di ciascuno di noi non resterebbe nulla. I nostri figli, i nostri nipoti, i nostri coniugi o partner o i nostri genitori (come ci insegna l’esperienza giudiziaria) potrebbero non avere un nostro ricordo, una nostra foto, un nostro video.

Le conseguenze personali e sociali sarebbero disastrose, soprattutto per tutti coloro che sono nativi digitali e, dunque, ignari dell’importanza di un supporto fisico (quasi) sempre disponibile quale la pellicola fotografica, il nastro magnetico o la scatola dei ricordi.

L’auspicio è quindi che il legislatore intervenga al più presto per garantire che il diritto alla trasmissione generazionale della ricchezza digitale (economica e personale) possa essere serenamente esercitato e, soprattutto, per salvaguardare quel patrimonio storico che appartiene a ciascuno di noi e alla collettività intera.  

La disciplina della successione digitale deve essere anch’essa un feudo inviolabile dello Stato sovrano e non una terra franca dominata dai fornitori dei servizi della società dell’informazione che, troppo spesso, sono dimentichi dei diritti derivanti dalla successione.”


Il libro:

Per lungo tempo le successioni a causa di morte sono state concepite come un fenomeno circoscritto a beni materiali o, al più, immateriali. La rivoluzione tecnologica ha, tuttavia, mutato radicalmente la realtà sociale e creato una nuova categoria di cespiti, asset fondamentale del patrimonio ereditario: i beni digitali.

Come possiamo garantire ai nostri eredi il passaggio generazionale di password, fotografie, video e musica digitali, account social, criptovalute, programmi per elaboratore, siti web, blog, e-book, messaggi di posta elettronica, contratti stipulati on-line e, in generale, di nostri documenti informatici (a contenuto patrimoniale o personale)? Che ne sarà della nostra identità (personale, professionale e digitale), in assenza di una pianificazione?

Il volume tratta in modo organico il tema ormai noto come “eredità digitale”, attraverso un’analisi degli elementi che compongono il patrimonio digitale, degli strumenti giuridici attualmente a disposizione per la loro trasmissione e della confezione di un testamento digitale.

Lo scopo è quello di fornire ai professionisti dell’area legale e, in generale, a tutti coloro che intendano pianificare la propria successione digitale un ausilio nella comprensione della natura dei beni facenti parte del patrimonio digitale e dei relativi limiti di disposizione, nonché nell’identificazione dello strumento più adeguato per la loro trasmissione

A questo link la pagina web del libro, al sito di Pacini Editore.

Notifiche: nuova dipendenza

di Giulia Balbo

Quando si parla di dipendenze generalmente vengono subito in mente droga e alcool. Eppure, in una società sempre più tecnologica e digitale, iniziano a sorgere nuove dipendenze che spesso sono difficili da riconoscere proprio perché non hanno ancora anni di studi e ricerche alle spalle, e poi perché, come un buon bicchiere di vino, fanno più o meno parte della vita di tutti e il difficile resta capire dov’è il limite.

Una di queste dipendenze è proprio quella dalle notifiche. Sembrerebbero una cosa così discreta e innocua, una piccola icona in un angolino del nostro smartphone, un suono breve e carino. In realtà, una distrazione gigantesca e un’influenza impensabile sul nostro umore e sul nostro comportamento.

Già, perché, come non si stanca mai di ripetere il nostro socio Sloweb Mario Perini, psicanalista, “ogni notifica, soprattutto ogni like, è una scarica di dopamina”, una sostanza che spinge all’azione impulsiva e alla ripetizione compulsiva, e ha quindi capacità di indurre comportamenti di dipendenza tossica. Siamo arrivati al punto in cui il suono della notifica ci allerta tanto quanto il verso di un cucciolo per la sua mamma. Da quella piccola icona dipende la nostra presenza nel mondo social. Ma se non impariamo a gestire l’attenzione che le dedichiamo, rischiamo di perderci.

Gli effetti negativi delle notifiche e qualche consiglio per rimediare

Il tempo è denaro. Quante volte l’abbiamo detto o sentito dire. Il nostro tempo è preziosissimo, e ogni social media, pagina web o servizio digitale fanno a gara per chi se lo aggiudica. A gratis. Ogni volta che una notifica ci distrae da quello che stavamo facendo, toglie concentrazione e tempo. Sia che siamo al lavoro, a casa in famiglia, o con gli amici, cliccare su una notifica vuol dire estraniarsi, venire trasportati su qualcosa che non c’entra niente. Raramente ci chiediamo se ci interessa davvero, se ci è utile, anzi, una volta che ci siamo dentro, magari perdiamo altro tempo scorrendo (inutilmente) la home page di Facebook. Quando torniamo alla realtà, è già passato un quarto d’ora. Pensate a quante volte accade in una giornata. Ovviamente i “tech giant” lo sanno, e fanno di tutto perché sia così, in modo che passiamo sempre più tempo sulle loro piattaforme. Mentre noi perdiamo tempo, loro ci guadagnano. Provare per un po’ a silenziare le notifiche vi farà rendere conto di quanto ci si può concentrare e lavorare meglio, o godersi a pieno il tempo passato con gli altri.

Ogni volta che postiamo, commentiamo, giochiamo, attendiamo una risposta dal pubblico digitale. Non si può prevedere se le notifiche che ci arriveranno saranno positive o negative, così siamo in balia di cambi di umore repentini, costantemente bistrattati tra like e commenti negativi, o peggio, assenza di notifiche! Il nostro umore è fortemente influenzato dalle nostre performance online. In questo caso, stabilire un momento nella giornata in cui controllare le notifiche e cercare di non farlo in altri momenti aiuta ad avere più stabilità, e dare il giusto peso alle interazioni ricevute dai social, senza andare in crisi per un pollice verso.

Infine, esattamente come per le sigarette, chi ci vende questi prodotti sa benissimo che fanno male alla salute. Dipendere dalle notifiche vuol dire avere bisogno di sempre più stimoli, guardare costantemente il telefono per vedere se è arrivato qualcosa, ed entrare in ansia o diventare irritabili se non è così. Essere consapevoli che ci sono persone pagate per studiare modelli che ci tengano legati alla loro piattaforma ci rende più vigili. La nostra dipendenza non è accidentale. Se i programmatori di app fanno in modo che spegnere le notifiche per il loro servizio sia difficile e poco intuitivo, la consapevolezza di ciò che questo causa dovrebbe farci intestardire per riprenderci il nostro tempo, e aiutarci a stabilire delle regole per ritrovare la nostra serenità.

Per ulteriori consigli su come disintossicarsi potete anche leggere il libro “Sloweb. Piccola guida all’uso consapevole del web”. A cura di Pietro Jarre e Federico Bottino per Golem edizioni.

Le 3 regole d’oro per analizzare le fake news

di Federico Bottino

SPECIALE FAKE NEWS #EPISODIO 2

Nell’era delle fake news e della post verità, la disinformazione è diventata un nemico quotidiano e saperla combattere, una necessità di tutti. Gli stessi media tradizionali spesso fanno confusione per quanta riguarda la diffusione dei contenuti fallaci, mettendo nell’insieme “fake news” varie forme di disinformazione (o satira) che in realtà possono essere caratterizzate in almeno sette tipi.

Leggi di più

FoMO: cos’è e come si combatte

Cos’è la FoMO

L’acronimo FoMO deriva dall’inglese Fear of Missing Out, ovvero la paura di essere tagliati fuori, di “perdersi qualcosa di importante”. Per quanto la diffusione del vocabolo sia abbastanza recente, la “scoperta” del fenomeno risale al 1996, e l’acronimo già nel 2013 veniva inserito di diritto nell’Oxford English Dictionary.

Leggi di più
  • Associazione Sloweb
  • Sede legale:
  • Piazza C.L.N., 254 – 10121 Torino
  • Sede operativa c/o Escamotages
  • via Gioberti 26bis – 10128 Torino
  • Tel. 011-19916610
  • info@sloweb.org
  • C.F. 97823610015

Scrivici


    Ho letto l'informativa privacy

    Vuoi unirti a noi?

    IBAN Banca di Cherasco

    IT38N0848701000000260101691

    image/svg+xml