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Etica della tecnologia
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Sloweb e Fridays for Future

Quando si parla di cambiamento climatico, si pensa soprattutto all’inquinamento causato dai mezzi di trasporto, dalla produzione industriale, dalle nostre pessime abitudini, dai rifiuti. Eppure, l’effetto serra aumenta con la produzione di energia elettrica. E qui purtroppo è sempre più colpa del digitale!

L’uso (e abuso) delle tecnologie digitali causa un incremento esponenziale della produzione di dati che attualmente richiede più elettricità di tutta l’industria avionica. Il consumo di energia per il web cresce del 15 – 20% ogni anno, più che in ogni altro settore. Un dato tanto incredibile quanto allarmante, e di cui non parla nessuno.

La lotta per un uso responsabile del web, mission principale di Sloweb, include la lotta allo spreco di energia e all’inquinamento causato dal digitale. Sloweb aderisce all’iniziativa di Fridays for Future invitando tutti a un uso ecologico dei dati digitali: soprattutto quando siamo online non dobbiamo smettere di pensare che stiamo lasciando una traccia. Cambiare le nostre abitudini è importante sia quando differenziamo i rifiuti o usiamo la bici al posto della macchina, sia quando accendiamo il PC o utilizziamo lo smartphone. Non smettiamo di lottare per il futuro appena guardiamo il telefono.

Ci sono abitudini che possiamo cambiare oggi e fanno bene all’ambiente e al nostro futuro: non condividiamo in modo compulsivo, non inoltriamo cose tanto per fare, riduciamo immagini e testi, copie e spazzatura. Teniamo pulito, viaggiamo leggeri, riconquistiamo spazio e tempo. Più relazioni, meno connessioni.

Inoltre, Sloweb promuove a Torino dal 3 al 5 ottobre il Digital Ethics Forum, un forum di discussione sull’etica del digitale, a partecipazione gratuita. Tanti saranno i temi affrontati per provare a rispondere a quesiti di questo tipo:

  • È etico produrre giochi che danno dipendenza agli utenti, e accumulano profitti nelle mani di pochi con i soldi di molti?
  • È etico che i dati e le informazioni siano in possesso e sempre di più di pochi monopoli?
  • È etico che l’industria ICT non abbia un codice di autoregolamentazione, e spadroneggi in tutto il mondo? Le banche, l’industria petrolifera, quella mineraria li hanno da 20 anni. E il Web?

Non mancare, vieni al Digital Ethics Forum!

Netiquette, questa sconosciuta

di Giulia Balbo

I termini etichetta e galateo sanno un po’ di anni ‘90, e aggiungerci un riferimento alla rete, al network, da qui Netiquette, non svecchia granchè. Eppure, non c’è niente di più moderno e necessario. Già, perché dietro a quel nome un po’ retrò, si celano pratiche di utilizzo del web per un uso corretto, nel rispetto degli altri e delle norme di educazione civile, che con il diffondersi delle tecnologie digitali sono sempre più indispensabili.

La netiquette non è altro che un insieme di regole informali di buon comportamento online per una comunicazione chiara, efficace e non invasiva, o fastidiosa per gli altri. Il concetto non fa tanto riferimento all’uso di internet per la ricerca di informazioni, ma piuttosto all’uso che se ne fa mettendosi in relazione con altri. Infatti, la netiquette è nata con lo svilupparsi dei primi forum e chat già negli anni ‘80 e si è aggiornata di pari passo con l’evolversi delle tecnologie. Se una volta si applicava principalmente ad email e gruppi di discussione, adesso include anche principi validissimi per i social network e whatsapp.

Il rispetto della netiquette non è imposto per legge, ma il mancato attenersi alle sue pratiche non è visto di buon occhio all’interno della rete, e può portare all’esclusione del soggetto in causa – oltre che a renderlo antipatico, spesso sia online, sia offline.

In linea generale la netiquette prevede che nelle comunicazioni online si scriva correttamente, facendo attenzione a punteggiatura e ortografia, non si abusi dei caratteri maiuscoli, che online sono sinonimo di concetti urlati, e non si usino toni aspri e di rimprovero verso chi commette errori. In caso di ambiguità di un concetto, è bene usare le emoticon per chiarire il tono della frase.

Ma vediamo anche alcune indicazioni per strumenti specifici:

Netiquette email

  • Indicare sempre l’oggetto di una email – aiuta i destinatari a capire e catalogare il messaggio (ogni giorno riceviamo tantissime email, non si può pretendere che tutti siano sulla nostra stessa linea d’onda e sappiano di cosa gli stiamo parlando).
  • Anche se un’email non richiede necessariamente una risposta diretta, è cortesia segnalare di aver ricevuto il messaggio.
  • Non diffondere spam, pubblicità o catene di sant’Antonio. Non tutti hanno i nostri stessi interessi. Inoltre, l’invio di mail consuma energia, chiedetevi se è proprio necessario.
  • Preoccuparsi di mantenere la privacy dei destinatari negli invii multipli, utilizzando correttamente la funzione CCN (se non sapete come, ve lo spieghiamo in questo articolo).
  • Sebbene il testo di una mail sia predisposto per ospitare anche grandi quantità di testo, un messaggio è solitamente più efficace se conciso. Chiedetevi sempre se state scrivendo concetti utili, o se non vi stiate dilungando troppo.
  • Rileggere sempre con attenzione prima di inviare, e se si tratta della risposta ad un messaggio, verificare di averlo letto in maniera approfondita prima di inviare la risposta.
Inserire sempre tutte le informazioni in maniera corretta

Netiquette social networks

  • Non confondere profilo pubblico e messaggi privati. Ciò che è stato condiviso in maniera confidenziale dovrebbe rimanere tale.
  • Richiedere il consenso prima di pubblicare foto o video che ritraggono altri, e taggarli. Non tutti abbiamo lo stesso spirito di condivisione.
  • Non utilizzare la timeline di un social per portare avanti conversazioni private o per status di stretto interesse privato (vado a bere il caffè…).
  • Se si è parte di un gruppo o di una community, condividere solo contenuti rilevanti e che aggiungano valore (ad esempio, evitare pubblicità).
  • Se necessario riportare screenshot, assicurarsi di aver coperto o cancellato i dati sensibili.
  • Citare sempre la fonte quando si condivide un contenuto esterno (link, video…).
  • Non inviare a caso e in massa richieste di like o inviti. Selezionando le persone giuste, non solo ci sono più probabilità che rispondano, ma eviterete di risultare fastidiosi.
Netiquette dei social network
via MEME

Netiquette Whatsapp

  • Usare i messaggi vocali con giudizio. C’è chi li apprezza, ma per molti altri sono fastidiosi. Permettono poca interazione, e spesso è facile dilungarsi e occupare moltissimo tempo che il ricevente potrebbe non essere disposto o essere impossibilitato a concedervi.
  • Non scrivere una parola per messaggio, creando conversazioni di una pagina per dire due cose. Chi riceve potrebbe avere la suoneria accesa e creare una serie infinita di trilli non è piacevole.
  • Ancora più che su Facebook, su Whatsapp è fondamentale evitare di inviare contenuti che non c’entrano nulla con la chat in oggetto. Mandare in continuazione Buongiornissimi sulla chat della palestra o con le maestre di scuola, o condividere la propria opinione politica su gruppi in cui si parla di tutt’altro potrebbe risultare in un leggero fastidio degli altri partecipanti alla chat, in quanto non strettamente pertinenti.
  • Quando create un gruppo, fornite delle linee guida per fare in modo che i partecipanti possano contribuire in maniera costruttiva, e se abbandonate un gruppo, date sempre una spiegazione per evitare incomprensioni.

Infine, tre concetti importantissimi alla base della netiquette moderna.

Mai utilizzare insulti e toni astiosi. Scriviamo da un profilo, o da un indirizzo, ma chiediamoci sempre se ciò che possiamo dire con una tastiera lo diremmo anche di persona. Spesso lo schermo ci sembra uno scudo dietro al quale possiamo nasconderci. Non è così, siamo responsabili in prima persona anche di quello che diciamo online.

Non condividere automaticamente link, post, video ecc.. senza aver verificato che siano fondati (se serve una rispolverata, guardate il nostro archivio fake news). E, se li inviate ad altri, fornite sempre una spiegazione. Mandare quelli che vengono chiamati link nudi è irrispettoso, si chiede al ricevente attenzione incondizionata, senza fornire un contesto.

Netiquette di whatsapp
Sono in pausa pranzo? 🙂

Gli smartphone hanno portato la vita online e quella offline a contaminarsi reciprocamente. Sempre più spesso chi usa gli strumenti digitali per lavoro fa fatica a porre e imporsi dei limiti orari. Cerchiamo sempre di rispettare gli altri utilizzando gli strumenti adatti ad ogni contesto (whatsapp per gli amici e le email per lavoro, ad esempio?), e senza pretendere reperibilità 24 ore al giorno, tutti i giorni. Se inviate un messaggio di lavoro il venerdì sera, non aspettatevi una risposta prima del lunedì, anche se sapete che chi l’ha ricevuto l’ha già letto. Le tecnologie ci occupano già la mente tutto il giorno, cerchiamo di lasciare spazio ai momenti che ognuno decide di dedicare ad altro.

Email: CC o CCN? Una enne che conta

Quando inviate una email, tutti sanno che oltre al destinatario potete aggiungere altri indirizzi in copia (cc), inserendo così nel discorso altre persone a cui non è richiesta un’azione diretta, ma che sono interessate o devono essere informate di ciò di cui si sta parlando. Molti non si accorgono però, che nella riga sotto c’è anche un’altra opzione: ccn.

Cos’è il ccn?

Ccn significa copia carbone nascosta, blind carbon copy (Bcc) in inglese, e non tutti sanno a cosa serve, o come si usa.

Sicuramente a ognuno di noi è capitato di ricevere email con liste senza fine di indirizzi mail in chiaro di poveri amici di amici, gente che la maggior parte delle volte neanche si conosce. Soprattutto in questi giorni di campagna elettorale. Ma vale anche per le feste, le cene di classe, i gruppi di ogni tipo, le catene di Sant’Antonio!

Questa pratica, sebbene molti la usino innocentemente, non è legale, e non è efficace  (anche se può gratificare molto vedere quante persone conosciamo…).

Non è legale perché costituisce un reato mettere in chiaro gli indirizzi di posta elettronica dei vostri amici quando scrivete ad altri. L’indirizzo di posta elettronica è un bene personale. Nessuno, nemmeno gli amici, hanno il diritto di condividere questo bene personale altrui con terzi. Se voglio usare il tuo indirizzo mail per terzi ti devo chiedere il permesso.

Non è efficace perché un messaggio che è chiaramente inviato a moltissime persone e non è personalizzato, è un messaggio a cui difficilmente verrà attribuita molta importanza.

Quindi attenzione, se dovete mandare una mail a diverse persone che tra loro non si conoscono, non usate “a” o “cc”, ma “ccn”.

Come si usa il ccn

Esempio di email in ccn
esempio di un nuovo messaggio in ccn

Gli indirizzi a cui volete inviare il messaggio vanno inseriti tutti nella riga “ccn” (se li avete  nella riga “cc” o in “a”, selezionate, poi con copia e incolla li mettete nella riga ccn). Nella riga “a” dovete inserire il vostro indirizzo e poi cliccare invia. Una copia della mail arriverà a voi e le altre andranno a ciascun destinatario del ccn, senza però che tutti vedano le email degli altri. Una cortesia, certamente, ma anche, e soprattutto, una procedura corretta.

Si tratta di proteggere la sicurezza di ognuno di noi, il che non è poco. Grazie 🙂

Ps: Non perdiamo poi mai l’occasione di soffermarci a ragionare se vale davvero la “pena” inviare il messaggio proprio a tutti. Chi paga la “pena”? L’ambiente! Per ogni indirizzo in più, un po’ di CO2 in più, e un fiocco di neve che si scioglie….

Notifiche: nuova dipendenza

di Giulia Balbo

Quando si parla di dipendenze generalmente vengono subito in mente droga e alcool. Eppure, in una società sempre più tecnologica e digitale, iniziano a sorgere nuove dipendenze che spesso sono difficili da riconoscere proprio perché non hanno ancora anni di studi e ricerche alle spalle, e poi perché, come un buon bicchiere di vino, fanno più o meno parte della vita di tutti e il difficile resta capire dov’è il limite.

Una di queste dipendenze è proprio quella dalle notifiche. Sembrerebbero una cosa così discreta e innocua, una piccola icona in un angolino del nostro smartphone, un suono breve e carino. In realtà, una distrazione gigantesca e un’influenza impensabile sul nostro umore e sul nostro comportamento.

Già, perché, come non si stanca mai di ripetere il nostro socio Sloweb Mario Perini, psicanalista, “ogni notifica, soprattutto ogni like, è una scarica di dopamina”, una sostanza che spinge all’azione impulsiva e alla ripetizione compulsiva, e ha quindi capacità di indurre comportamenti di dipendenza tossica. Siamo arrivati al punto in cui il suono della notifica ci allerta tanto quanto il verso di un cucciolo per la sua mamma. Da quella piccola icona dipende la nostra presenza nel mondo social. Ma se non impariamo a gestire l’attenzione che le dedichiamo, rischiamo di perderci.

Gli effetti negativi delle notifiche e qualche consiglio per rimediare

Il tempo è denaro. Quante volte l’abbiamo detto o sentito dire. Il nostro tempo è preziosissimo, e ogni social media, pagina web o servizio digitale fanno a gara per chi se lo aggiudica. A gratis. Ogni volta che una notifica ci distrae da quello che stavamo facendo, toglie concentrazione e tempo. Sia che siamo al lavoro, a casa in famiglia, o con gli amici, cliccare su una notifica vuol dire estraniarsi, venire trasportati su qualcosa che non c’entra niente. Raramente ci chiediamo se ci interessa davvero, se ci è utile, anzi, una volta che ci siamo dentro, magari perdiamo altro tempo scorrendo (inutilmente) la home page di Facebook. Quando torniamo alla realtà, è già passato un quarto d’ora. Pensate a quante volte accade in una giornata. Ovviamente i “tech giant” lo sanno, e fanno di tutto perché sia così, in modo che passiamo sempre più tempo sulle loro piattaforme. Mentre noi perdiamo tempo, loro ci guadagnano. Provare per un po’ a silenziare le notifiche vi farà rendere conto di quanto ci si può concentrare e lavorare meglio, o godersi a pieno il tempo passato con gli altri.

Ogni volta che postiamo, commentiamo, giochiamo, attendiamo una risposta dal pubblico digitale. Non si può prevedere se le notifiche che ci arriveranno saranno positive o negative, così siamo in balia di cambi di umore repentini, costantemente bistrattati tra like e commenti negativi, o peggio, assenza di notifiche! Il nostro umore è fortemente influenzato dalle nostre performance online. In questo caso, stabilire un momento nella giornata in cui controllare le notifiche e cercare di non farlo in altri momenti aiuta ad avere più stabilità, e dare il giusto peso alle interazioni ricevute dai social, senza andare in crisi per un pollice verso.

Infine, esattamente come per le sigarette, chi ci vende questi prodotti sa benissimo che fanno male alla salute. Dipendere dalle notifiche vuol dire avere bisogno di sempre più stimoli, guardare costantemente il telefono per vedere se è arrivato qualcosa, ed entrare in ansia o diventare irritabili se non è così. Essere consapevoli che ci sono persone pagate per studiare modelli che ci tengano legati alla loro piattaforma ci rende più vigili. La nostra dipendenza non è accidentale. Se i programmatori di app fanno in modo che spegnere le notifiche per il loro servizio sia difficile e poco intuitivo, la consapevolezza di ciò che questo causa dovrebbe farci intestardire per riprenderci il nostro tempo, e aiutarci a stabilire delle regole per ritrovare la nostra serenità.

Per ulteriori consigli su come disintossicarsi potete anche leggere il libro “Sloweb. Piccola guida all’uso consapevole del web”. A cura di Pietro Jarre e Federico Bottino per Golem edizioni.

Schermi continui, vite invisibili

Giovedì 28 marzo si è svolto a Biennale Democrazia l’incontro proposto da Sloweb “Schermi continui, vite invisibili”.

In sala tanti ragazzi delle scuole, accompagnati dai loro insegnanti. Sul palco, Giovanna Giordano e Pietro Jarre, impazienti di capire quanto questi ragazzi fossero consapevoli delle proprie scelte digitali.

Già, perché i ragazzi di oggi hanno sempre il telefono in mano, sono costantemente connessi e in contatto tra loro, hanno già un profilo per ogni nuovo social che diventa di moda. Sono nati assieme alla tecnologia digitale e si evolvono insieme ad essa, in apparenza senza bisogno di studiarla troppo per capire come si usa; per loro è una cosa naturale.

Non tutti loro, però, di solito riflettono sulle conseguenze dell’uso continuo di questo strumento. Per stare al passo con i tempi bisogna saper usare gli strumenti digitali, ma bisogna anche sapere quali rischi questi comportano, per non diventarne prigionieri.

La foto raffigura il palco dell'auditorium Vivaldi durante l'incontro di Giovanna Giordano e Pietro Jarre con i ragazzi delle scuole superiori
La presentazione iniziale

E così Pietro e Giovanna hanno lanciato ai ragazzi alcuni spunti di riflessione importanti:

  • Il tempo passato ad osservare ed interagire con strumenti informatici, principalmente smartphone e tablet, nel caso dei ragazzi, a quali altre attività ruba tempo? Dopo un’ora passata sui social, cos’è che non si è fatto al posto, in quello stesso periodo di tempo? Il web funziona come le risate, lo spazio per ridere ci deve essere, ma non può essere una condizione costante, altrimenti perde il suo scopo.
  • Quando contattiamo altre persone inviando loro del materiale, video, foto o link, stiamo condividendo qualcosa con loro o stiamo richiedendo / rubando attenzione? Se non c’è una spiegazione del materiale condiviso stiamo semplicemente rubando del tempo ad altri, ci intrudiamo nel loro tempo.
  • Quando si resta costantemente dietro a uno schermo, ci si sente come protetti, un po’ nascosti, e allora si può provare anche a essere leggermente diversi da come si è nella realtà. Fino dove questo aiuta a vincere la naturale timidezza umana, e quando invece diventa una facile scusa per trasgredire o assumere altre identità?
  • Attraverso gli smartphone si accumulano ogni giorno enormi quantitativi di immagini:  1000, 1700, 2300, più di 3000 è quello che ci hanno risposto dalla platea. Ogni foto probabilmente vorrebbe raccontare qualcosa, ma quando il materiale è tanto la memoria si perde. Salvare immagini senza organizzarle o selezionarle equivale a non scattare neanche la foto. Non c’è narrazione senza selezione, lo sanno i fotografi, i pittori, gli scrittori…
  • La struttura di internet ci porta a pensare che il web sia etereo, che non esista nulla di fisico, ma ogni volta che interagiamo con uno strumento digitale, scaricando un pacchetto di dati, un video, o caricando materiale, sfruttiamo dell’energia e dello spazio su dischi molto remoti, ma comunque presenti. Già oggi l’industria delle telecomunicazioni nel mondo consuma più dell’avionica, e i consumi della prima crescono in modo esponenziale.


Con questi quesiti nella testa, i ragazzi sono stati invitati a condividere su Instagram una foto che per loro avesse a che fare con il tema “visibile – invisibile” e poi a spiegare le proprie scelte; ecco alcune delle spiegazioni:

“Nei panorami, un po’ come sul web, si vede un po’ tutto in generale, senza sapere esattamente cosa c’è nel dettaglio”

“Nelle nostre gallerie di immagini si nascondono abitudini talmente ripetute da diventare invisibili”

“L’invisibile diventa solitudine”

“Quando non c’è connessione internet, il resto del mondo diventa invisibile”

“A volte, quello che è invisibile fa immaginare”

“Per noi stessi una cosa può essere importante, ma per il resto del mondo quella stessa cosa è invisibile”

“Quando intuisci dei pensieri che però non si vedono”

Alcune foto caricate su Instagram dai ragazzi. una raffigura delle luci indefinite, l'altra dei rami e fiori con dietro dei caseggiati.
Alcune delle foto condivise dai ragazzi

L’incontro si è concluso con un intervento di Mario Perini, psicoterapeuta e psicanalista, che ha fatto una riflessione sul concetto di invisibilità degli altri, citando il mito di Narciso ed Eco, che i ragazzi conoscono bene. Gli schermi ci fanno concentrare su noi stessi senza pensare a chi sta dall’altro lato. L’essere assorbiti ci rende impossibile vedere cosa c’è oltre di noi, e spesso, perdere delle buone occasioni.

Il lavoro svolto con i ragazzi è stato molto stimolante perché ha reso evidente la disponibilità  degli studenti a riflettere, valutare e correggere le proprie scelte secondo gli elementi teorici appena forniti. Il commento degli insegnanti è anche stato molto gratificante:

“Il format studiato per lavorare con i ragazzi ha funzionato molto bene, perché fresco ed equilibrato, e per via del linguaggio pratico che si avvicina molto al loro modo di essere. Gli studenti sono sempre più refrattari a riflessioni articolate, ma molto sensibili a concetti diretti e concisi. Sicuramente riprenderemo con loro in classe i temi affrontati oggi, partendo proprio dalle attività svolte.”

30 anni di World Wide Web

Lo utilizziamo tutti i giorni, senza neanche farci troppo caso o pensarci troppo su. Il www, o World Wide Web – una rete grande come il mondo, in traduzione letterale – ci permette di comunicare, leggere e scrivere attraverso computer connessi a internet. Attenzione a non confondersi però, il World Wide Web non è Internet, ma è un servizio che opera attraverso di esso. Infatti, internet esiste già dalla fine degli anni ‘60, mentre il World Wide Web compie oggi 30 anni.

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Assistenti vocali, una voce amica?

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“Ok Google, dov’è il ristorante da Gino?”
“Il ristorante di Gina…”
“NO!!! Dov’è Gino, GINO!!!!”
“Gino, nome maschile…” AHHHHH!!!!”

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Il sostegno da parte di professionisti della comunicazione e personalità di spicco, con valori molto simili a quelli che dichiariamo nel nostro manifesto, ci fa sempre onore, e piacere. E quindi, siamo felici di dare il benvenuto nell’associazione Sloweb a Francesco Antonioli.

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Prevenire il crimine con l’IA

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Ormai l’utilizzo di tecnologie IA driven come riconoscimento facciale, tecnologie di analisi immagini e video, algoritmi anti-truffa per combattere il crimine sono in uso in numerosi Paesi. In Italia, ad esempio, abbiamo visto come la Polizia Scientifica si avvalga del S.A.R.I. per le proprie indagini.

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Checchè ne dica il Presidente Trump, il cambiamento climatico esiste. E a confermarlo è una fonte altamente attendibile: i social media.

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