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Notifiche: nuova dipendenza

di Giulia Balbo

Quando si parla di dipendenze generalmente vengono subito in mente droga e alcool. Eppure, in una società sempre più tecnologica e digitale, iniziano a sorgere nuove dipendenze che spesso sono difficili da riconoscere proprio perché non hanno ancora anni di studi e ricerche alle spalle, e poi perché, come un buon bicchiere di vino, fanno più o meno parte della vita di tutti e il difficile resta capire dov’è il limite.

Una di queste dipendenze è proprio quella dalle notifiche. Sembrerebbero una cosa così discreta e innocua, una piccola icona in un angolino del nostro smartphone, un suono breve e carino. In realtà, una distrazione gigantesca e un’influenza impensabile sul nostro umore e sul nostro comportamento.

Già, perché, come non si stanca mai di ripetere il nostro socio Sloweb Mario Perini, psicanalista, “ogni notifica, soprattutto ogni like, è una scarica di dopamina”, una sostanza che spinge all’azione impulsiva e alla ripetizione compulsiva, e ha quindi capacità di indurre comportamenti di dipendenza tossica. Siamo arrivati al punto in cui il suono della notifica ci allerta tanto quanto il verso di un cucciolo per la sua mamma. Da quella piccola icona dipende la nostra presenza nel mondo social. Ma se non impariamo a gestire l’attenzione che le dedichiamo, rischiamo di perderci.

Gli effetti negativi delle notifiche e qualche consiglio per rimediare

Il tempo è denaro. Quante volte l’abbiamo detto o sentito dire. Il nostro tempo è preziosissimo, e ogni social media, pagina web o servizio digitale fanno a gara per chi se lo aggiudica. A gratis. Ogni volta che una notifica ci distrae da quello che stavamo facendo, toglie concentrazione e tempo. Sia che siamo al lavoro, a casa in famiglia, o con gli amici, cliccare su una notifica vuol dire estraniarsi, venire trasportati su qualcosa che non c’entra niente. Raramente ci chiediamo se ci interessa davvero, se ci è utile, anzi, una volta che ci siamo dentro, magari perdiamo altro tempo scorrendo (inutilmente) la home page di Facebook. Quando torniamo alla realtà, è già passato un quarto d’ora. Pensate a quante volte accade in una giornata. Ovviamente i “tech giant” lo sanno, e fanno di tutto perché sia così, in modo che passiamo sempre più tempo sulle loro piattaforme. Mentre noi perdiamo tempo, loro ci guadagnano. Provare per un po’ a silenziare le notifiche vi farà rendere conto di quanto ci si può concentrare e lavorare meglio, o godersi a pieno il tempo passato con gli altri.

Ogni volta che postiamo, commentiamo, giochiamo, attendiamo una risposta dal pubblico digitale. Non si può prevedere se le notifiche che ci arriveranno saranno positive o negative, così siamo in balia di cambi di umore repentini, costantemente bistrattati tra like e commenti negativi, o peggio, assenza di notifiche! Il nostro umore è fortemente influenzato dalle nostre performance online. In questo caso, stabilire un momento nella giornata in cui controllare le notifiche e cercare di non farlo in altri momenti aiuta ad avere più stabilità, e dare il giusto peso alle interazioni ricevute dai social, senza andare in crisi per un pollice verso.

Infine, esattamente come per le sigarette, chi ci vende questi prodotti sa benissimo che fanno male alla salute. Dipendere dalle notifiche vuol dire avere bisogno di sempre più stimoli, guardare costantemente il telefono per vedere se è arrivato qualcosa, ed entrare in ansia o diventare irritabili se non è così. Essere consapevoli che ci sono persone pagate per studiare modelli che ci tengano legati alla loro piattaforma ci rende più vigili. La nostra dipendenza non è accidentale. Se i programmatori di app fanno in modo che spegnere le notifiche per il loro servizio sia difficile e poco intuitivo, la consapevolezza di ciò che questo causa dovrebbe farci intestardire per riprenderci il nostro tempo, e aiutarci a stabilire delle regole per ritrovare la nostra serenità.

Per ulteriori consigli su come disintossicarsi potete anche leggere il libro “Sloweb. Piccola guida all’uso consapevole del web”. A cura di Pietro Jarre e Federico Bottino per Golem edizioni.

Stop alla diffusione di odio

di Giulia Balbo

Negli ultimi tempi pare che ci sia posto solo per l’odio. Fazioni politiche opposte non riescono più a interagire con discussioni costruttive, ma si scaricano addosso flussi di coscienza – più o meno pulita. Persone e comunità che hanno sempre vissuto e lavorato insieme, andando d’accordo, a volte ignorandosi, o senza comunque porsi troppi problemi, improvvisamente si dividono. Estremismi di ogni genere tornano di moda, supportati dal furor di popolo. Ormai anche nello sport (o meglio, nelle tifoserie), quella che era sana competizione, sempre più spesso si tramuta in disprezzo per l’avversario. Parrebbe quasi lo scenario di un film. Eppure succede nella realtà di tutti i giorni.

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Le norme UE contro la diffusione di contenuti terroristici

di Giulia Balbo

Per combattere l’uso scorretto delle tecnologie offerte dall’era di internet, l’Unione Europea ha adottato, nell’ultimo periodo, diverse misure. Il GDPR sulla protezione dei dati, la nuova normativa copyright, o l’accordo con le aziende per il contrasto all’hate speech. Ma c’è ancora una cosa che va affrontata direttamente. La lotta contro la propaganda terroristica. Il 12 settembre, l’Unione Europea ha infatti avanzato una proposta ad hoc per affrontare la problematica della diffusione di contenuti terroristici online.

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Sloweb sostiene Altroconsumo nella class action contro Facebook

Sloweb aderisce in linea di principio alla posizione espressa da Altroconsumo, poiché la associazione Sloweb supporta con il proprio manifesto e le proprie attività la lotta agli usi impropri del web.

Sloweb farà quanto possibile per diffondere e sostenere la class action e sin d’ora invita i soci a provvedere personalmente all’iscrizione.

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FoMO: cos’è e come si combatte

Cos’è la FoMO

L’acronimo FoMO deriva dall’inglese Fear of Missing Out, ovvero la paura di essere tagliati fuori, di “perdersi qualcosa di importante”. Per quanto la diffusione del vocabolo sia abbastanza recente, la “scoperta” del fenomeno risale al 1996, e l’acronimo già nel 2013 veniva inserito di diritto nell’Oxford English Dictionary.

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I video del primo convegno Sloweb – Verso una rete responsabile

Siamo felici di annunciarvi che il primo evento Slow Web, tenutosi mercoledì 31 maggio presso Rinascimenti Sociali, in collaborazione con SocialFare, è stato un vero successo. Il numero dei partecipanti ha superato ogni previsione e il feedback del pubblico è stato molto positivo.

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