• Italiano
  • English

Assistenti vocali, una voce amica?

di Giulia Balbo

“Ok Google, dov’è il ristorante da Gino?”
“Il ristorante di Gina…”
“NO!!! Dov’è Gino, GINO!!!!”
“Gino, nome maschile…” AHHHHH!!!!”

Ci siamo passati tutti. La frustrazione di parlare a voce alta, scandendo bene le parole, e poi ripetere tutto perché hai parlato prima del segnale. Tanto sforzo per nulla, perché alla fine fai più in fretta a scrivere e cercare da solo. Da allora però, gli assistenti vocali hanno fatto tanta strada.

Gli assistenti vocali sono quei software che sfruttano il riconoscimento vocale, la sintesi vocale (riproduzione artificiale della voce umana) e l’elaborazione del linguaggio naturale (NLP) per fornire un servizio attraverso diverse applicazioni. Tanti dei dispositivi che utilizziamo ogni giorno hanno un assistente vocale integrato. Ogni sistema operativo, ad esempio, ha il proprio: Alexa di Amazon, Siri di Apple, Cortana di Microsoft e Google Assistant di Google. Poi ci sono quelli integrati nei servizi di assistenza delle aziende, negli elettrodomestici, o nelle auto (come Mercedes). I big hanno anche sviluppato degli smart speaker come Alexa o Google Home, dispositivi da tenere in casa in grado di gestire praticamente tutto. La loro funzione principale è quella di fornire informazioni, gestire la riproduzione della musica, dare indicazioni stradali, controllare dispositivi connessi come allarmi, luci, elettrodomestici… La grande differenza rispetto al passato però, è che ora con gli assistenti vocali si possono avere vere e proprie conversazioni.

L’intelligenza artificiale e il machine learning integrati in questi dispositivi hanno infatti permesso loro di diventare sempre più precisi. Grazie agli algoritmi, gli assistenti vocali sono in grado di riconoscere la voce delle persone e i modelli di dialogo, interagendo, migliorando le proprie performance nel corso del tempo e assimilando le abitudini delle persone con cui interagiscono. Alexa, ad esempio, ha imparato a sussurrare e adattare il suo tono di voce a seconda della situazione in cui riconosce di trovarsi. Google Assistant ha imparato a riconoscere una serie di richieste senza aver bisogno di sentire ogni volta l’attivatore “Ok Google”. Siri ha imparato ad assimilare le abitudini degli utenti e può suggerirgli di compiere alcune azioni abituali.

Più gli assistenti vocali sono diffusi, più le compagnie che li sviluppano sono in grado di assimilare dati per migliorarli, e più questi migliorano, più sono venduti. Al momento però, nessuno di loro ha raggiunto la perfezione, e bisogna stare attenti nell’usarli e conoscere le loro limitazioni. Non è grave se ci fanno sbagliare strada o mettono una canzone diversa da quella che avevamo richiesto, ma la situazione cambia se chiediamo informazioni relative alla salute, ad esempio. Il Journal of Medical Internet Research ha infatti sottolineato come spesso gli assistenti vocali non capiscano le domande che gli vengono fatte in ambito medico, e le risposte fornite in tali casi potrebbero causare effettivi problemi se messe in pratica. Oltre a questo, bisogna tenere a mente che tutti i dati prodotti dalle nostre interazioni con gli assistenti vocali vengono immagazzinati e utilizzati dalle compagnie che li producono. Quanto siamo disposti a cedere della nostra privacy per avere la comodità di comandare tutto con una sola richiesta? Come per tutte le tecnologie c’è bisogno di maggiore chiarezza da parte delle aziende sul funzionamento dei dispositivi e l’utilizzo dei dati, ma soprattutto è fondamentale che chi utilizza gli assistenti vocali sia cosciente delle loro limitazioni e delle implicazioni che il loro uso comporta.

  • Associazione Sloweb
  • Sede legale:
  • Piazza C.L.N., 254 – 10121 Torino
  • Sede operativa c/o Escamotages
  • via Sacchi 28 bis – 10128 Torino
  • Tel. 011-19916610
  • info@sloweb.org
  • C.F. 97823610015

Scrivici


Ho letto l'informativa privacy

Vuoi unirti a noi?

Iban presso banca di Cherasco

IT38N0848701000 000260 101691